Piero Fassino (Ansa)
Piero Fassino (Ansa)

Roma, 24 luglio 2019 - "Durante le ultime ventiquattro ore, non pochi parlamentari dei Cinquestelle mi hanno contattato per dirmi che avevano apprezzato l’uscita di Franceschini". Piero Fassino resta convinto che l’ex ministro della Cultura del Pd abbia fatto la mossa giusta con l’apertura di credito a M5s, e lo giustifica proprio sottolineando soddisfatto che le reazioni di molti grillini sono state ben diverse da quella perentoria di Di Maio.

Non è un po’ strano parlare di condivisione di valori con chi vi lancia le accuse più turpi a proposito di Bibbiano?

"Io infatti non ho mai detto che Di Maio, Di Battista e tutti quelli che quotidianamente usano toni di aggressione politica o morale nei nostri confronti possano essere interlocutori del Pd. È chiaro che siamo interessati a parlare con quei grillini che, dopo un anno di governo, manifestano disagio e malessere nei confronti della brutalità di Salvini".

Non c’è solo Bibbiano, ci sono anche fatti concreti come la Tav. Basta il disco verde di Conte per dialogare con M5s sulle grandi opere?

"Abbiamo sempre ritenuto la Tav giusta, e da fare. Adesso anche Conte riconosce che non si può tornare indietro. Dunque, non è più un ostacolo. Peraltro, forze politiche diverse possono avere posizioni diverse, senza che questo impedisca di dialogare".

Lei, però, è stato protagonista di scontri durissimi con la sindaca di Torino. Chiara Appendino addirittura l’ha accusata, come suo predecessore, di averle lasciato in eredità una situazione finanziaria disastrosa.

"Intanto, quella è una fake news. In 5 anni io ho portato il debito della città da 3,3 miliardi a 2,8, ridotto di due terzi l’esposizione verso i fornitori. Nei tre anni dell’Appendino il debito non si è ridotto e si sono allungati i tempi di pagamento dei fornitori. La sua giunta ha mortificato la città suscitando una generale delusione, come la Raggi a Roma. Detto questo, un conto sono le dimensioni locali, un conto quelle nazionali".

Un’uscita come quella di Franceschini non finisce per intralciare la strategia del segretario Pd, Zingaretti, di ricostruzione di un centrosinistra grande?

"No. Noi dobbiamo lavorare alla ricostruzione di un centrosinistra largo che può essere autosufficiente, ma può anche non esserlo. E in ogni caso una alternativa ha bisogno di uno scenario diverso. Non è indifferente se l’attuale maggioranza tiene o si scompone". 

Allude a un governo insieme? Va esplorata la possibilità di un’alleanza dopo il voto?

"Fino a che è in piedi questo governo non ha senso ipotizzarne altri. Oggi è importante mettere in campo un’iniziativa che faccia emergere la sofferenza crescente e le divisioni nella maggioranza". 

Non esclude la crisi. Resta da capire con chi, dal momento che Di Maio e Di Battista non rientrano tra gli interlocutori.

"Noi lanciamo questo messaggio a quella parte dei 5 Stelle che vive con disagio la politica di questo governo. È chiaro che qualsiasi possibilità di rapporto con loro passa attraverso una crisi di questa maggioranza che conduca a un processo di ridefinizioni di assetti e linea del Movimento".

Dirigenti nuovi, aperti al dialogo. Pensa a Fico e a Conte?

"Non è questione di nomi, ma di linea politica".

Ci sarà pure questa sofferenza tra i 5 Stelle, ma è coperta.

"Vedremo cosa si produce. Ma non posso non notare che il tono di Fico non è quello di Di Battista. E il tono di Conte non è quello di Di Maio. In politica bisogna essere capaci di vedere le differenze e cogliere gli spazi che si possono aprire".

Non potrebbe essere un gioco delle parti?

"C’è anche questo elemento: è legittimo che il premier, schiacciato da due vice invasivi, cerchi il suo spazio. Noi dobbiamo incunearci tra le contraddizioni per capire se è solo un gioco o può diventare una prospettiva politica".

Nel Pd, invece, il dissenso è alla luce del sole. Renzi ha fatto commenti pesantissimi contro questa apertura. 

"Franceschini ha posto nodi politici: quando si pongono nodi politici si risponde con argomenti politici. Non è un argomento dire: ‘‘io ho vinto a Firenze, mentre lui ha perso a Ferrara’’. Si potrebbe replicare: sì, ma tu sei passato dal 40% al 18%. Ma se ci mettiamo su questa strada il dibattito non va da nessuna parte". 

La fragilità del governo è evidente, e la domanda chiave è una sola: l’interrogativo è ineludibile. Se ci fosse la crisi, voi sareste disposti a una maggioranza alternativa all’attuale con M5s?

"Non siamo ancora di fronte a questo scenario. Bisogna vedere se, quando e come si apre una crisi, che caratteristiche ha, come si sviluppa. E agire di conseguenza".