Roma, 11 luglio 2018 - A dieci giorni e più dall’approvazione del decreto Dignità da parte del governo, il testo del provvedimento, al di là delle bozze circolate, rimane un oggetto misterioso. La cosiddetta entrata in vigore, dunque, rimane in bilico: la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale non è avvenuta. Ma di sicuro sappiamo, secondo l’annuncio del super-ministro Luigi Di Maio, che il decreto sarà votato dall’aula della Camera il 24 luglio. Un annuncio destinato, almeno nelle intenzioni del capo grillino, a mettere un freno proprio alle polemiche delle opposizioni sui ritardi dell’approdo in Parlamento del provvedimento. Ma anche un annuncio per tentare di sopire lo scontro con la Lega sul pacchetto lavoro dello stesso decreto e sulla reintroduzione dei voucher richiesta a gran voce dai leghisti. 

Fino a tarda sera è circolata la voce che la pubblicazione del provvedimento fosse imminente, ma l’uscita della Gazzetta ha reso palese la persistenza di taluni problemi che hanno impedito di far diventare operativo il decreto. Dal Quirinale fin dal pomeriggio hanno fatto sapere che non risultavano impedimenti o perplessità rispetto al testo. Ma comunque per la firma del Presidente della Repubblica era comunque indispensabile la cosiddetta «bollinatura» da parte della Ragioneria generale dello Stato. Bollinatura che serve a certificare il rigore e la fondatezza delle coperture finanziarie del testo. Sotto questo profilo, due gli ambiti sotto osservazione al Ministero dell’Economia: quello sulla stretta sulla pubblicità dei giochi e quello relativo al maggior gettito atteso dalla trasformazione dei contratti a termine in rapporti stabili (un eventualità tutta da dimostrare), come effetto della stretta sulla precarietà. 
 
In questo clima, neanche l’approdo in aula del decreto si preannuncia agevole. L’opposizione, infatti, attacca il governo sul «Dl fantasma», la Lega insiste sulla reintroduzione dei voucher, M5s fa muro, «no a stravolgimenti», il Pd si divide con l’area renziana pronta a fare le barricate mentre per l’ala sinistra del partito molte misure sono «votabili». 

Matteo Salvini, nello specifico, ha ribadito la linea del Carroccio: «Ci sono alcuni limitati settori, penso ad agricoltura, commercio, turismo e servizi, lavori stagionali per i quali l’alternativa è lavoro nero o voucher? Io preferisco i voucher allo sfruttamento e al lavoro nero». «I voucher sono necessari», sottolinea anche il ministro Centinaio. E non a caso FI affila le armi: «Dal 24 luglio siamo pronti a stravolgere il provvedimento». Ironizza Matteo Renzi: «L’unica misura partorita sino ad oggi è il Decreto Dignità: era talmente urgente che nessuno trova più il testo». Ma nel Pd non c’è una linea comune: «La parte sul lavoro va guardata con obiettività», sostiene Orlando. Tutto questo mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, incalza: «A Di Maio chiediamo di aprire un confronto sul decreto dignità in cui condividiamo i fini come la lotta alle delocalizzazioni e ridurre l’abuso dei contratti termine, ma noi abbiamo proposte che non danneggiano il sistema economico».