Sulla carta il piano è ambizioso, circa 28 miliardi di euro, oltre il 20% dell’intera posta in gioco con il Recovery fund. Soldi che servirebbero a finanziare 19 grandi opere infrastrutturali e dare una spinta considerevole al nostro Pil. Ma in realtà, almeno nei primi tre anni, gli investimenti non saranno aggiuntivi ma sostitutivi rispetto ai programmi già approvati dal governo e mai decollati per le ragioni più diverse. E non solo per assenza dei fondi. Solo a partire dal 2024 i fondi europei si sommerebbero alle risorse nazionali e darebbero un’ulteriore spinta al settore. Nel frattempo, l’unico dato positivo sarà la spesa per interessi: potremo, infatti, finanziare le grandi opere con tassi sicuramente più vantaggiosi rispetto a quelli offerti sul mercato. Le sorprese, sempre...

Sulla carta il piano è ambizioso, circa 28 miliardi di euro, oltre il 20% dell’intera posta in gioco con il Recovery fund. Soldi che servirebbero a finanziare 19 grandi opere infrastrutturali e dare una spinta considerevole al nostro Pil. Ma in realtà, almeno nei primi tre anni, gli investimenti non saranno aggiuntivi ma sostitutivi rispetto ai programmi già approvati dal governo e mai decollati per le ragioni più diverse. E non solo per assenza dei fondi. Solo a partire dal 2024 i fondi europei si sommerebbero alle risorse nazionali e darebbero un’ulteriore spinta al settore. Nel frattempo, l’unico dato positivo sarà la spesa per interessi: potremo, infatti, finanziare le grandi opere con tassi sicuramente più vantaggiosi rispetto a quelli offerti sul mercato. Le sorprese, sempre nel capitolo che la bozza di Recovery plan dedica alle infrastrutture, non finiscono però qui.

Infatti, dei 28 miliardi destinati ai cantieri, la maggior parte, circa 22 miliardi, finanzierà opere già programmate o in corso di realizzazione. Solo 5,3 miliardi, insomma, saranno dirottati su nuovi capitoli di spesa. A fare la parte del leone saranno soprattutto i cantieri per l’alta velocità ferroviaria, in particolare il progetto del cosiddetto Terzo Valico, Liguria-Alpi, che assorbirà 5,5 miliardi. Un miliardo in meno andrà, invece, alla tratta Palermo-Catania-Messina. Per la Verona-Brennero la dote si attesterà sui 3,3 miliardi di euro. Sempre per restare nell’ambito del trasporto ferroviario, 2,6 miliardi confluiranno sul progetto dell’alta capacità fra Napoli e Bari e un miliardo alla controversa Tav, il collegamento super-rapido fra Torino e Lione.

Ma non basta. Fra le opere già finanziate, ci sono poi interventi di ammodernamento tecnologico e produttivo, per aumentare il traffico, dando anche un aiuto all’ambiente. Mezzo miliardo sono, infatti, assegnati alla valorizzazione della rete stradale dell’Anas e altri 600 milioni per il potenziamento tecnologico e la digitalizzazione delle autostrade. Tutte opere che da tempo aspettano di ripartire e che spesso sono rimaste bloccate, non tanto per la mancanza di risorse ma soprattutto per i ritardi della burocrazia e l’assenza di autorizzazioni. Vedremo se con la spinta dei fondi europei qualcosa effettivamente riuscirà a muoversi in tempi rapidi.

E i progetti nuovi? L’elenco, per il momento, prevede dieci opere. Il capitolo più importante è la nuova diga foranea del porto di Genova, che consentirà di ampliare notevolmente i traffici dello scalo ligure. Un’opera mastodontica, all’avanguardia in Europa, che prevede un investimento di 1,1 miliardi di euro. Un altro miliardo è destinato sempre al piano nazionale di elettrificazione dei porti oltre a 800 milioni per la digitalizzazione, l’efficientamento della logistica e la sostenibilità ambientale. Infine, le nuove tratta dell’alta velocità ferroviaria fra Roma e Pescara (613 milioni) e Salerno-Reggio Calabria (550 milioni) oltre al potenziamento delle linee Orte- Falconara (358 milioni), Genova-Ventimiglia (326 milioni) e Taranto-Battipaglia (235 milioni). L’obiettivo è di avere al termine del programma di potenziamento della rete ferroviaria, l’80% della popolazione a meno di un’ora da una stazione ad alta velocità. Complessivamente sarà il Nord a fare la parte del leone, assorbendo 12,6 miliardi di euro, contro gli 8,7 miliardi che andranno ai cantieri del Centro-Sud. Ma, nel Recovery plan, ci sono almeno altri due capitoli che potrebbero dare una spinta al settore delle costruzioni, uno dei più colpiti dalla crisi del Covid. In primo luogo i 40 miliardi da destinare alla riqualificazione e all’efficientamento tecnologico degli edifici. A cominciare e dalla scuola. L’estensione del superbonus al 110% assorbirà almeno 8 miliardi. Mentre altri 9 miliardi saranno destinati alla valorizzazione delle risorse idriche e alla messa in sicurezza del territorio.

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