Sarà lo stress, sarà la stanchezza, sarà il caso (e caos) Bonafede, tempesta che si addensa già all’orizzonte, ma certo è che il Pd ha deciso di dare i ‘tre giorni’ al suo amato premier, Giuseppe Conte. "Conte non si molla" redarguisce gli scettici e i tiepidi Andrea Orlando, ma "si dia una mossa". Poi, magari non saranno esattamente tre, i giorni, e si allungheranno all’intera settimana che inizierà domani, ma certo è che al Nazareno la pazienza è finita, dice sempre Andrea Orlando ("restano pochi giorni, ormai ci siamo"): preme, con tutto il Pd, su Conte affinché risolva presto la crisi, trovi i gruppi di Responsabili che servono e, poi, salga al Quirinale per dimettersi. Infatti, anche il Pd, ormai, preme per un...

Sarà lo stress, sarà la stanchezza, sarà il caso (e caos) Bonafede, tempesta che si addensa già all’orizzonte, ma certo è che il Pd ha deciso di dare i ‘tre giorni’ al suo amato premier, Giuseppe Conte. "Conte non si molla" redarguisce gli scettici e i tiepidi Andrea Orlando, ma "si dia una mossa". Poi, magari non saranno esattamente tre, i giorni, e si allungheranno all’intera settimana che inizierà domani, ma certo è che al Nazareno la pazienza è finita, dice sempre Andrea Orlando ("restano pochi giorni, ormai ci siamo"): preme, con tutto il Pd, su Conte affinché risolva presto la crisi, trovi i gruppi di Responsabili che servono e, poi, salga al Quirinale per dimettersi. Infatti, anche il Pd, ormai, preme per un solo sbocco alla crisi: dar vita al Conte ter via dimissioni, consultazioni, nuovo incarico, nuova fiducia.

Altro che rimpastone del Conte bis. Serve un governo nuovo, con la possibilità di assegnare incarichi ai famelici e numerosi nuovi alleati, i piccoli oggi solo Responsabili, serve una maggioranza certa e certificata con numeri solidi e un fatto politico nuovo, gruppi di impianto ‘europeista’. Guarda caso, si tratta di parole ricalcate su quelle del Colle, non foss’altro perché "il Pd è il partito del Quirinale", come ricorda, a ogni pie’ sospinto, un big dem ex renziano. La differenza è che il Pd – a differenza del Quirinale, che si tiene aperte tutte le vie d’uscita – dice un no secco al ritorno di Iv in maggioranza, a premier che non si chiamino Conte, e, tantomeno, a governissimi con la ‘destra’ anti-europeista.

La giornata, vista dal lato dem, è stata segnata proprio dalle dichiarazioni del leader della sinistra interna, Orlando che, in un crescendo rossiniano, esclude tutti gli altri governi che non vedano Conte alla guida, sennò ‘minaccia’ il voto; chiude la porta in faccia a Renzi ("rimettere insieme i cocci con chi si pone il fine di distruggere il Pd è impossibile"), ma, soprattutto, mette nel mirino il ministro Bonafede: "Serve un fatto politico nuovo da parte del governo e del ministro, altrimenti si va a sbattere", dice. Parole che creano sconcerto, ma non è la richiesta di dimissioni di Bonafede, bensì – come precisa poi Orlando all’Ansa – la richiesta che "il ministro apra, nella sua relazione, ai contributi dei gruppi parlamentari, anche di quelli nuovi ed europeisti". Insomma, Bonafede si deve cercare una nuova maggioranza (e Conte pure), devono farlo al più presto e farlo al meglio, altrimenti ‘si va a sbattere’. Cioè a quelle urne anticipate che il Pd, o meglio il Nazareno vede con malcelato piacere.

Il governo rischia di finire ‘sotto’ sulla relazione Bonafede? Possibile. Non solo il centrodestra, ma anche Iv voterà no. Soprattutto al Senato, Bonafede rischia grosso: Casini non voterà a favore; Binetti, la Lonardo Mastella, forse pure Nencini voteranno no. Per non dire di tutta FI, che questa volta sarà compatta. Dice Mara Carfagna, leader dei moderati azzurri, che votare contro Bonafede "è un dovere morale, non tattica politica".

Il primo fuoco di sbarramento del governo è regolamentare. La relazione del ministro Guardasigilli sullo stato della giustizia in Italia si voterà alla Camera e poi al Senato, ma venerdì si inaugura l’anno giudiziario e la ‘relazione’ del ministro deve arrivare prima di quella data. L’idea è di far incassare, al Guardasigilli la fiducia piena di una Camera, quella dove i numeri sono migliori, e solo dopo affrontare le forche caudine del Senato. L’altro appiglio è che si vota a maggioranza semplice: basta che i sì battano i no. Ergo il messaggio ai gruppi di Responsabili è "fatevi avanti, o ora o mai più, se volete aiutare il governo".