Giuseppe Conte (Ansa)
Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 20 agosto 2019 - Oggi alle 15 ci saranno le comunicazioni del premier, Giuseppe Conte, in Aula, al Senato, comunicazioni sulle quali possono essere presentate delle risoluzioni da parte dei gruppi parlamentari: dal numero e dalla provenienza dei segnali (disco verde o disco rosso) dipende il futuro politico dell’inquilino di Palazzo Chigi, perché queste indicazioni hanno valenza di fiducia o sfiducia. In realtà Conte potrebbe aspettare il voto e poi dimettersi, ma potrebbe anche, una volta finite le comunicazioni, decidere di salire al Colle e presentare le dimissioni al presidente Mattarella, senza che ci sia stato un voto esplicito del Senato.

Conte parla in Senato: la diretta

Se resta in sella taglio delle poltrone

Se oggi nessun partito chiedesse il voto dell’emiciclo – e se il premier non si dimettesse davanti al presidente – il calendario prevede che Conte sia alla Camera domani alle 11.30 per ripetere le comunicazioni fatte al Senato. Giovedì 22, invece, sempre a Montecitorio è stata calendarizzata l’ultima lettura del disegno di legge di riforma costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari: dalla prossima legislatura ci sarebbero 400 deputati e 200 senatori.

In caso di dimissioni la palla passa a Mattarella

Qualora il capo del governo rimettesse il mandato, entrerebbe in gioco Sergio Mattarella, con l’avvio delle consultazioni per verificare se esiste un’altra maggioranza che possa sorreggere un esecutivo o, in caso contrario, procedere allo scioglimento delle Camere. Che potrebbe arrivare il 26 o il 27 agosto. A quel punto il ritorno alle urne deve avvenire tra i 45 e i 70 giorni dopo lo scioglimento del Parlamento: prima data utile il 27 ottobre.

Manovra e voto eventuale in autunno

In caso di voto in autunno, il momento sarebbe delicatissimo perché segnato dalle scadenze della manovra: il 27 settembre è il termine per presentare la nota di aggiornamento al Def, il 15 ottobre c’è l’invio del documento programmatico di bilancio all’Ue, il 20 la bozza di legge di Bilancio deve arrivare in Parlamento per l’esame che deve concludersi entro il 31 dicembre. L’alternativa? L’esercizio provvisorio con chiari paletti e vincoli di spesa.