Il premier Conte all'inaugurazione dell'autostrada Asti-Cuneo (Palazzo Chigi/Lapresse)
Il premier Conte all'inaugurazione dell'autostrada Asti-Cuneo (Palazzo Chigi/Lapresse)

Roma, 19 marzo 2019 - Non bastava la flat tax: pure sullo sblocca-cantieri sono volati gli stracci nella maggioranza. A scatenare la rissa il condono «per piccoli abusi» e chi l’ha proposto: i grillini sostengono sia farina del sacco leghista. Ma gli uomini di Salvini negano appartenga loro la ‘manina’ che ha portato sul tavolo di Palazzo Chigi all’ora di cena l’ipotesi indecente. Salvo poi accusare gli alleati di aver giocato sporco «per screditarli», dimenticando di aver fatto altrettanto con la sanatoria per Ischia inserita nel provvedimento su Genova. 
 
Giurano a Palazzo Chigi che tutto è sotto controllo, il pacchetto destinato a sostenere la ripresa delle opere pubbliche verrà varato domani, come previsto. Resta il fatto che tira un’ariaccia, come testimoniano le due versioni delle misure arrivate al Quirinale prima dell’inizio del vertice tecnico. E la tensione sulla riforma fiscale proposta da Salvini.

A parole sembra fatta. Pure Conte è intervenuto per dire che la flat tax rientra nei programmi di governo, per cui «verrà completata». Il ministro Tria smentisce di aver sparato cifre tali da precludere questa possibilità, con Di Maio che assicura: «Troveremo una soluzione». Parole, appunto, per placare gli animi: le posizioni in realtà sono lontanissime, come si intuisce anche tra le righe delle dichiarazioni di tregua. Fonti del dicastero dell’Economia derubricano a simulazione sgangherata quella cifra clamorosa che indicava in 60 miliardi il costo del piano; ma la voce proprio dal Mef è partita e dal Mef arriva ufficialmente una delle più pesanti bordate contro la flat tax: «Anche se costasse 15 miliardi sarebbe insostenibile», sottolinea la viceministro Castelli (M5S). Il fuoco di sbarramento dei pentastellati non è mai stato così nutrito, malgrado si tratti di un tema del contratto di governo. Ecco perché Salvini va su tutte le furie, si attacca al telefono per ottenere smentite. Che arrivano ma senza bruciarsi ponti alle spalle: gli interlocutori glissano sul come e sul quando si farà la riforma. Perché i 5 stelle mal digeriscono una misura «berlusconiana». Per Conte e Tria – impegnati a trattare con l’Ue per la manovra del 2019 – veder piombare sul tavolo altri 12/15 miliardi è il peggiore degli incubi. A cercare una via d’uscita, proverà stamani Siri con il titolare dell’Economia.
 
Di sicuro, c’è che ieri sera non è stato facile trovare un compromesso sullo sblocca cantieri. Perché Salvini voleva un intervento ampio, con un commissario unico: «Servono rivoluzioni, non aspirina», ha detto. Sul fronte dei lavori privati è invece spuntata una mini-sanatoria sulle piccole irregolarità (porte e finestre) di vecchi edifici. In circolo un documento di 24 pagine che apre la strada al condono di abusi compiuti prima del 1977. Una soluzione che, accusano i grillini, potrebbe portare ad «aumenti di volumetrie» degli edifici. I leghisti lo disconoscono.