Anna Paola Concia (Ansa)
Anna Paola Concia (Ansa)

Roma, 6 febbraio 2020 - «Questa vicenda conferma che le donne non fanno squadra". Anna Paola Concia non nasconde notevoli perplessità sulla lettera che 17 parlamentari e sottosegretarie del Pd hanno inviato alla ministra per le Pari Opportunità, la renziana Bonetti, per chiedere un cambio di passo sulle politiche di genere scatenando una ‘guerra delle rose’ a sinistra. Deputata democratica dal 2008 al 2013, femminista e da sempre impegnata nel movimento per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, oggi si occupa di rapporti economici tra Italia e Germania, vive a Francoforte con la moglie Ricarda. È lontana da Montecitorio ma non dalla politica.

Che cosa, in concreto, non le è piaciuto?
"Premesso che ho stima di tutte e che dicono cose oggettivamente condivisibili pure dalla ministra, sono stupita dal metodo. Ma non potevano scrivere alla Bonetti per chiederle di organizzare una riunione? A quattr’occhi avrebbero potuto urlarle di svegliarsi, spingerla a fare questo o quello. Invece così rischiano che lei si irrigidisca. Dico: siete tutte nella maggioranza, lavorate assieme. Datevi una mossa tutte. Comprese le parlamentari Cinquestelle".

Lei afferma che le donne non fanno squadra. Perché?
"È un problema culturale, atavico. Le donne stanno sempre le une contro le altre. Forse per piacere agli uomini".

Eva contro Eva .
"Già. Eppure quando le donne si mettono insieme fanno paura. Se gli uomini vedono un’alleanza femminile cercano di spezzarla".

Parla per esperienza personale?
"Certo. Una decina di anni fa, Mara Carfagna e io abbiamo cercato di approvare la legge contro l’omofobia, ma guarda un po’ quelle misure non sono passate perché quell’alleanza non è piaciuta né al mio partito, il Pd, né al suo partito, Forza Italia. E io, in quell’occasione, non ho avuto neanche la solidarietà delle donne democratiche: sia chiaro, lo dico senza rancore".

C’è un dovere di «sorellanza» a prescindere?

"Le donne non devono essere solidali a prescindere. Io non posso essere solidale con una che è diversa da me e la pensa in modo completamente diverso da me. Però...".

Però?
"Se c’è un progetto comune, come quello della lotta contro la violenza alle donne o delle politiche di genere. lì bisogna lavorare insieme come fanno gli uomini. Che poi: pure i maschi si fanno la guerra. Ma riescono a fare battaglie comuni".

Le donne spesso sono vittime della gelosia.
"Già. Quando una donna ha successo, arriva a un ruolo di potere, un’altra invece di mettersi accanto a lei e condividere questo potere, cerca di toglierla da quel ruolo. È una forma di invidia negativa: un difetto molto diffuso nel nostro Paese. Noi siamo un popolo di invidiosi, non di ambiziosi come sono i tedeschi. Ed è un limite".

Perché frena la crescita?
"Sì. L’ho imparato vivendo in Germania: quando tu sei più bravo di un tedesco, lui cerca di migliorarsi per poterti raggiungere e magari superarti. Per gli italiani è insopportabile che una persona abbia successo. Invece di essere contenti, da noi scatta la molla dell’invidia".

Le donne di successo non la spaventano?
"No. Le ho sempre amate. Sono una merkeliana di ferro. Ma in Germania non c’è solo Angela Merkel che ha raggiunto risultato importanti. Anche in Italia ci sono tante donne brave, però rischiano di essere massacrate da gelosia e invidia".
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