L'antico metodo giapponese di upcycling

Sashiko: la tradizionale tecnica di cucitura giapponese è facile, veloce e sta conquistando l'Occidente

Esempio di ricamo sashiko - Photo credit artscenterlive.org

Esempio di ricamo sashiko - Photo credit artscenterlive.org

Il Sashiko è una tecnica di ricamo giapponese, le cui leggere imperfezioni, tipiche di un lavoro eseguito manualmente, lo rendono unico. E' una tecnica di cucito a mano molto semplice, basata su punti continui, utilizzata per rinforzare o rattoppare i tessuti. E' una pratica bella che sta conquistando sempre più fan in tutto il mondo. Come mai proprio ora? «Ora più che mai c'è una vera attenzione al rammendo», afferma la designer di maglieria Hannah Porter «la tecnica Sashiko, inoltre, è piuttosto adatta ai principianti, facile da apprendere anche durante un workshop».

Un metodo antico per vecchie-nuove forme di sostenibilità

«Le persone stanno diventando più consapevoli quando si tratta di prendersi cura dei propri vestiti» prosegue la Porter «la sostenibilità si applica a vari aspetti dell'industria dell'abbigliamento, dalla valutazione dei materiali al luogo in cui vengono realizzati i vestiti fino agli artigiani o impiegati che li hanno realizzati. Il rammendo giapponese è un mestiere antico così bello e le persone vogliono imparare queste tecniche per rendere i loro vestiti “su misura” e più interessanti». La designer, sarta e scrittrice impegnata nelle pratiche di sostenibilità ambientale Jessica Smulders Cohen concorda con la Porter nell'affermare che la tecnica Sashiko è l'ideale per coloro che hanno appena iniziato il loro viaggio nel mondo della riparazione sartoriale. La Cohen, che tiene anche corsi di Sashiko per il marchio slow-fashion Toast ed è stata fra le insegnanti al “Design for Planet Festival 2023”, sostiene che sia la forma più elementare di cucitura. «Puoi letteralmente tirare il filo attraverso il retro del tessuto dal davanti e di nuovo verso l'alto. E, se crei una riga e poi torni indietro e riempi gli spazi vuoti, puoi creare un forte 'muro di mattoni' di punti, rendendolo ideale per la riparazione del denim», Ma non solo denim! «Con il filo abbinato e appropriato, si può usare il punto sashiko su tutti i tessuti. Come tecnica, è molto versatile» conclude la Cohen.  

Una tecnica che nasce nel mondo rurale e oggi torna come pratica nella moda contemporanea

Sashiko significa letteralmente “piccole pugnalate”, in riferimento al semplice punto che compone gli schemi geometrici, ed è una tradizionale tecnica di ricamo nata in Giappone tra il 1615 e il 1868 fra le popolazioni rurali del Nord del Paese, usata dalle classi contadine per assemblare pezzi di tessuto ancora utilizzabili o per rammendare i kimono usurati, chiamati Boro Boro (che letteralmente significa ‘stracci sbrandellati’), da cui nasce il Boro Sashiko. Il cotone era, infatti, particolarmente scarso nel Nord del Giappone, dove faceva troppo freddo per crescere, e proibitivamente costoso per l’abbigliamento quotidiano. Le famiglie più povere facevano, così, affidamento sulla produzione dei propri vestiti dalla canapa e il rammendo era una necessità assoluta per sopravvivere poiché prolungava la vita di abiti consumati. Unendo due o più strati di stoffa si creavano, inoltre, piccole sacche d’aria negli abiti, che intrappolavano il calore e offrivano una protezione migliore, una maggiore durata (fino a tre generazioni) grazie alle fitte cuciture che preservavano il tessuto, e un personale tocco creativo. Il classico aspetto “bianco su blu”, che associamo oggi al Sashiko, è dato dal filo non colorato con cui sono creati i motivi geometrici. Un effetto molto bello, che era anche molto pratico, perché le donne spesso ricamavano il Sashiko nelle serate buie e il contrasto consentiva loro di vedere bene la cucitura. Col passare del tempo questo metodo di ricamo si è evoluto, ma, con l’arrivo degli abiti occidentali, nel XX secolo, il Sashiko cadde in disgrazia perché ricordava la povertà delle famiglie. Soltanto negli ultimi anni si è di nuovo diffuso in Giappone come hobby artigianale e in Occidente, lo stiamo apprendendo e riscoprendo nell’ambito della moda sostenibile. Diventato una raffinata tecnica ornamentale ad ago, quindi, oggi gode di nuovi favori nel mondo della moda, come metodo per riparare e abbellire indumenti con armoniose geometrie. A livello teorico, inoltre, questa pratica richiama concetti oggi fondamentali come il valore dei tessuti quali risorsa preziosa, la cura per la manutenzione degli abiti, l’estetica e l’etica del rammendo, l’opposizione allo spreco e alla fast fashion, il lato bello e anche sociale del riuso.

La sostenibilità passa anche dal rammendo e dalla riparazione, che estendono il ciclo di vita degli indumenti

Grazie alle campagne di sensibilizzazione verso la responsabilità di preservare le risorse naturali e proteggere il pianeta, sempre più brand - e non solo i big ma anche quelli di fascia media - si impegnano a riparare, riutilizzare o riciclare i capi alla fine della loro vita: da Cos a Patagonia, passando per Bellerose. E già nelle città, fra mercatini e fiere vintage, sempre più persone riacquistano indumenti utilizzati da altri per poi apportare modifiche o riparazioni e realizzare in questo modo capi unici e veramente su misura. Le tecniche di rammendo non soltanto estendono il ciclo di vita degli indumenti ma li rendono assolutamente personali e anche deliziosamente imperfetti. Forse, allora, tra i buoni propositi del nuovo anno potrebbe esserci quello di partecipare a un corso di Sashiko, facile da imparare e un'occasione anche per stringere nuove amicizie!