Umberto Fanni
Umberto Fanni

"Ci sono persone che non cercano di approfittare dell’intelligenza degli altri, ma quel che temo di più è la diffidenza, figlia dell'ignoranza e della presunzione, perché credo nel messaggio universale della cultura e della musica". Cosa hanno in comune le fondazioni lirico sinfoniche italiane più importanti di Roma, Firenze, Torino, Verona, Bologna, Venezia Genova, Palermo e Trieste? E cosa c'entrano poi Zucchero Fornaciari, e le Marionette “Carlo Colla”? C'è un nome solo, quasi sigillo che  mette tutti insieme: il nome è quello di Umberto Fanni, bresciano d'adozione, diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, che ha completato gli studi  al conservatorio di Ginevra. Un musicista con una vita votata all'amore per l'arte e alla cultura. Dal 2014 è stato scelto quale direttore artistico della Royal Opera House di Muscat, nel Sultanato dell’Oman, dove dal 2015 ricopre anche la carica di direttore generale.

Fanni come si costruisce un ponte culturale così importante tra Italia e Paesi arabi?
"Senza illudersi di essere speciali, perché siamo normali. Tutto è partito da un'idea, e in un secondo tempo c'è stato il passaggio del gestirla e amministrala. In Italia avevo avuto  esperienze per spettacoli, festival e rassegne. All'inizio ho pensato a divulgare l'opera, il melodramma italiano, partendo da nomi che sono brand  mondiali come Franco Zeffirelli. Poi sono passato ai concerti classici ma anche al jazz e alla world music. E alla fine il mio interesse è passato all'approfondimento del rapporto tra programmazione artistica e gestione di aziende di spettacolo".

Usare la cultura per  emergere da anche troppe notti buie.
"Lavorare alla Royal Opera House di Muscat è come entrare in contatto con una forma di performing art center. Proponiamo diversi generi che si accomunano perché sempre di teatro si parla. Dunque non solo opera sinfonica e balletto classico, ma anche jazz e molto educational. Il che richiama artisti da tutto il mondo".

Missione possibile dunque?
"Questo teatro è nato per creare ponti culturali e possibilità di confronto. Abbiamo focalizzato e bilanciato le nazioni che fanno tappa da noi arricchendoci scambievolmente con le loro peculiarità. La cosa più importante di questa struttura straordinaria per architettura sono le circa 300 persone, di cui il 70 per cento omaniti giovani di un'età media di 24 anni, che a teatro imparano tutti i mestieri delle arti e dello spettacolo".

Presto  anche una mostra di preziosi  bozzetti del maestro Zeffirelli e il suo ultimo Rigoletto. Quale la sua ricetta?
"Zeffirelli è stato mio maestro e anche per lui esisteva il lavorare e basta. Contro  l’inutile empatia che  porta al massimo a regalare uno spettacolo o  a devolvere un guadagno. Arti e spettacolo non sono astrazioni, ma qualcosa che riguardano l’identità dell’uomo. Ritengo sia  grave sottovalutare la forza di chi ne ha una visione alternativa. A Muscat, dove il tempo è tempo e non stress,  l'ho imparato".