. Spegne le sue prime 60 candeline oggi Luca Barbarossa (. foto Danilo D’Auria cantautore, conduttore radiofonico e ora scrittore
. Spegne le sue prime 60 candeline oggi Luca Barbarossa (. foto Danilo D’Auria cantautore, conduttore radiofonico e ora scrittore
di Andrea Spinelli Non potendosi regalare un concerto per quei 60 anni che compie proprio oggi, Luca Barbarossa rimedia con l’autobiografia che aveva pensato di lasciare nel cassetto. Una concatenazione di episodi: "Le prime esibizioni a Piazza Navona, a Londra, il servizio militare, il mio amore sfortunato con Sophie, il mio primo grande amore che combatteva contro l’eroina, l’incontro con Pavarotti a New York, quello con mia moglie davanti ai tetti di Parigi, vedere Benigni che sul palco del Pincio prende in braccio Berlinguer", racconta. In quel Buena Vista Social Club che le ha ispirato il titolo della sua trasmissione radiofonica su Radio2, Ibrahim Ferrer dice alla macchina da presa di Wenders "quello che il destino ti ha riservato, nessuno te lo può togliere". Cosa...

di Andrea Spinelli

Non potendosi regalare un concerto per quei 60 anni che compie proprio oggi, Luca Barbarossa rimedia con l’autobiografia che aveva pensato di lasciare nel cassetto. Una concatenazione di episodi: "Le prime esibizioni a Piazza Navona, a Londra, il servizio militare, il mio amore sfortunato con Sophie, il mio primo grande amore che combatteva contro l’eroina, l’incontro con Pavarotti a New York, quello con mia moglie davanti ai tetti di Parigi, vedere Benigni che sul palco del Pincio prende in braccio Berlinguer", racconta.

In quel Buena Vista Social Club che le ha ispirato il titolo della sua trasmissione radiofonica su Radio2, Ibrahim Ferrer dice alla macchina da presa di Wenders "quello che il destino ti ha riservato, nessuno te lo può togliere". Cosa aveva in serbo il suo?

"Innanzitutto, il grande privilegio di vivere di musica. Ma anche quello di partire dalla strada per poi trasformarla in un percorso di vita lastricato d’occasioni che m’hanno arricchito tantissimo. Se la vita è l’arte dell’incontro, come diceva Vinicius, sono stato molto fortunato d’incrociare lungo il cammino persone come Neri Marcoré, Gianni Morandi, Luciano Pavarotti, Bruce Springsteen, Roberto Benigni e Antonello Venditti o Luis Bacalov".

E soprattutto di farlo prima di Ferrer, che ha incontrato il successo a settant’anni.

"Devo dire che, sotto questo profilo, vivere in una democrazia aiuta".

Nel libro, sotto al titolo Non perderti niente c’è la dedica a sua moglie Ingrid e ai suoi tre figli, Valerio, Flavio e Margot?

"A loro raccomando di non rinunciare a una passione. A un viaggio, a un amore, a un sogno. Bisogna avere il coraggio di uscire, di buttarsi, di liberarsi da certe sicurezze per provare a scoprire il mondo. Le passioni vanno difese, perché sono le sole a regalarci la felicità".

Rimpianti?

"Non ne ho. Davanti alla classica sliding door, però, mi sarebbe piaciuto scoprire come sarebbe andata se invece d’incamminarmi lungo la strada della musica avessi scelto quella dello sport: nel tennis, visto che potendo scegliere una vita vorrei quella di Adriano Panatta, o nel calcio. Nelle partite della Nazionale Cantanti più di un calciatore professionista mi ha detto che avrei potuto fare il suo mestiere. E questo continua a riempirmi d’orgoglio".

Pure lì qualcosina ha fatto.

"Ho giocato in alcuni dei più grandi stadi al mondo con Maradona, Totti, Del Piero, Zico. Ad una Partita del Cuore s’è materializzato addirittura Pelé. Insomma, di sfizi nello sport me ne sono tolti compreso il tanto sognato doppio con Panatta".

A lui invidia più il talento, la Coppa Davis o le liason da rotocalco?

"Tutto il pacchetto. Oggi un campione di tennis è un automa, mentre Panatta era uno che il giorno vinceva e la sera si dava alla dolce vita. Se ti alleni soltanto finisce che poi scrivi un’autobiografia come quella in cui Agassi dice di odiare il tennis. Panatta ha portato in campo anche valori assoluti, come quella maglietta rossa indossata durante la finale di Davis a Santiago del Cile: uno schiaffo al regime di Pinochet, come i fazzoletti che le donne sventolavano per reclamare contro la dittatura e la scomparsa dei loro mariti".

Potendo festeggiare oggi il compleanno con un concerto, chi chiamerebbe?

"Il Principe. Perché Francesco De Gregori è il più grande. Poi due amici fraterni come Neri Marcoré e Fiorella Mannoia".

Sogna di scrivere il soggetto di un film: il regista?

"Siccome sono uno che cerca di volare basso e s’accontenta, chiamerei… Steven Spielberg. Ho da anni nel cassetto un soggetto che non rivelo per scaramanzia, più che un’opera cinematografica potrebbe diventare una serie televisiva".

E il film della sua vita a chi l’affiderebbe?

"Ho un rapporto di stretta amicizia con Paolo Genovese, ha diretto il videoclip di un mio brano, La dieta, con Marco Giallini ed Anna Foglietta, e penso che sarebbe il regista ideale per un progetto tratto da questo romanzo autobiografico".