di Pierluigi Masini

Paola Pivi parla di “I did it again”, un orso di piume gialle, a dimensione naturale, stretto contro una vetrata da una marea di oggetti di vario genere, ognuno scelto e disposto con attenzione, cose belle, di plastica, di design. Quello che appare è che l’orso non ha scampo, fa sorridere e riflettere.

"Io non penso coscientemente all’ironia, non è una cosa che decido volutamente di inserire nei miei lavori. L’idea era nata durante il Fuorisalone di Milano del 2017, quando in una delle vetrine della Rinascente ho rappresentato un mio grande orso bianco sovrastato dagli oggetti, “Bad Idea”. Poi feci una mostra a Scad, all’Università di Savannah, in Georgia, riproponendo l’orso giallo, quello che ora è qui a Bologna".

Paola Pivi è un’artista di fama internazionale ben conosciuta dagli appassionati di arte contemporanea. Nata a Milano, si divide tra Anchorage, in Alaska, e la Val d’Aosta. La mostra di Bologna si chiama “Rock the art” ed è esposta alla Galleria Paradisoterrestre di Gherardo Tonelli (in via De’ Musei 4, fino al 30 settembre): è l’occasione per avere un incontro con opere importanti, museali non solo per le dimensioni, poste in uno spazio domestico.

Paola Pivi non ama decodificare il messaggio delle sue opere, "non si possono dare spiegazioni o dire alla gente cosa deve pensare quando vede un orso".

"Io penso che Marcel Duchamp sia il padre dell’arte contemporanea, uno dei più grandi artisti alla pari di Leonardo – spiega –. Fui invitata in Canada a fare un’opera dedicata a Duchamp ma allo stesso tempo mi venne in mente l’opera con le ruote piumate, e qui c’è qualcosa che ricorda i dream catchers dei nativi americani ma fa anche riferimento alla tradizione delle popolazioni Inuit. Ma insieme alle piume c’è il movimento". Paola Pivi racconta il dietro le quinte di come sono nate le ruote piumate che accolgono il visitatore all’ingresso della mostra, disposte su ruote di bicicletta, sempre in movimento. Un effetto quasi ipnotico e di leggerezza insieme.

E poi c’è un’opera che per la prima volta arriva in Europa: si chiama “Money Machine (true blue. Baby I love you)”, macchina dei soldi, un grande cubo di metallo dell’aspetto di una cassaforte che ogni tot minuti lascia partire una monetina o una banconota. Il visitatore è invitato a raccogliere i soldi e a portarseli via. Il rapporto con il denaro in una prospettiva ribaltata.

"Quella macchina zampilla denaro – afferma –, una cosa rara nel mondo. O forse no, ci sono persone che hanno una situazione di lavoro stabile, e di denaro che arriva, ti permette di prendere un aereo, di comprare un oggetto, di invitare amici. E poi questo denaro se ne va. Lo dico senza voler mancare di rispetto a tutte quelle persone che invece non ne hanno. Quest’opera in un museo non verrà esposta mai perché distribuire denaro è una cosa completamente illegale. Il denaro è come l’acqua, arriva, scivola, non resta con noi. Ci basta averne un po’".

Il tema dell’oro arriva in “Old is gold”, un’opera che rende fisicamente la pesantezza del metallo ma poi, avvicinandosi, si capisce che sono solo nastri colorati. Migliaia di strisce che compongono con la loro leggerezza un monolite dorato.