30 apr 2022

Nella notte di Raul

giovanni
Magazine

Giovanni

Morandi

Raul Gardini ispira l’immaginazione già a partire da quel nome francese ma di antiche radici germaniche con assonanze alla parola lupo, quindi solitario, cacciatore, dominatore senza paura. Lo tenevano sulla graticola per puro sadismo e tutti a Milano sapevano che sarebbe finito davanti agli inquisitori di Tangentopoli e che quasi di sicuro sarebbe stato arrestato. C’erano gli inviati dei giornali che aspettavano da settimane che lo portassero dietro le sbarre ma passavano i giorni e non succedeva nulla, anzi succedeva che i nervi erano sempre più tirati e si allungava l’attesa dell’evento chiave dell’estate ‘93, l’arresto del protagonista della grande scalata Montedison, del processo Enimont, la madre di tutte le tangenti. Successe invece che proprio in quei giorni fu trovato morto in carcere come suicida il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari e tre giorni dopo fece la stessa fine, guarda caso, proprio Raul Gardini, l’uomo in lista di attesa per essere arrestato, che era stato messo alla gogna con raffinata perfidia.

Sono passati quasi trent’anni da quella mattina del 23 luglio 1993 quando il telefono squillò e una voce ansimante annunciò che Gardini si era sparato a Palazzo Belgioioso. Uno sparo che è oggi raccontato da Elena Stancanelli ne “Il tuffatore” e nel romanzo verità di Gianluca Barbera “L’ultima notte di Raul Gardini”, titolo indovinato perché quella notte è lo spazio temporale oscuro dove successe tutto, quel poco che sappiamo e quel tanto che ignoriamo.

La notte in cui uno sparo squarciò il torpore dell’alba per difendere l’orgoglio di un lupo che non voleva farsi catturare. O per far calare il silenzio su una storia che non poteva avere l’ultima pagina.

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