Il celebre 'Autoritratto' di Leonardo da Vinci - Foto: ANSA / ALESSANDRO DI MARCO
Il celebre 'Autoritratto' di Leonardo da Vinci - Foto: ANSA / ALESSANDRO DI MARCO

C'è vita nei disegni di Leonardo da Vinci. Analizzando alcuni disegni del genio del Rinascimento, i ricercatori hanno rivelato un mondo microscopico di batteri e funghi, condito di DNA umano. Questi "microbiomi" raccontano aspetti e vicissitudini invisibili delle opere d'arte e costituiscono una sorta di impronte digitali uniche e specifiche.

Lo studio è stato condotto da scienziati degli istituti austriaci FH Campus e Università delle risorse naturali e delle scienze della vita, in collaborazione con l'Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro di Roma e al CNR. Cinque dei disegni esaminati sono conservati nella Biblioteca Reale di Torino: il celebre 'Autoritratto', 'Nudi per la battaglia di Anghiari', 'Studi delle gambe anteriori di un cavallo', 'Studi di insetti' e 'Studi di gambe virili'/'Figura presso il fuoco'; due sono invece ospitati presso la Biblioteca dell'Accademia nazionale dei lincei e corsiniana, 'Uomo della Bitta' e 'Studio di panneggio per una figura inginocchiata'.

I campioni prelevati dai fogli sono stati sottoposti a un'innovativa tecnologia di sequenzionamento del genoma, ossia quella basata sui nanopori, che ha permesso di identificare il materiale biologico. Come prevedibile sono stati trovati dei funghi, tipicamente presenti sulla carta delle opere d'arte. A sorprendere invece è stata la ancora più elevata quantità di batteri riconducibili agli insetti (ad esempio alle feci delle mosche) e all'uomo, depositati dai restauratori che nei secoli passati hanno messo mano ai disegni. È stata poi rilevata un'abbondanza di DNA umano; tuttavia, sebbene i ricercatori allo stato attuale non possano escluderlo con certezza assoluta, è molto improbabile che appartenga a Leonardo, quanto piuttosto anche in questo caso ai restauratori.

Il metodo di analisi utilizzato dagli scienziati è in grado di portare alla luce storie ancora ignote delle opere d'arte che altrimenti resterebbero inaccessibili, svelate dalle tracce biologiche e dalle microscopiche comunità di batteri e funghi. Si potrebbe così creare, ad esempio, un bio-archivio delle opere, utile per la loro conservazione, per effettuare confronti e per smascherare le contraffazioni.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Microbiology.