Marrakech, 30 aprile 2019 - “Con la cultura si impara a vivere insieme, si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni”. Queste parole di Tahar Ben Jelloun ne “Il razzismo spiegato a mia figlia” raccontano molto bene l’essenza e il valore contemporaneo della collezione Cruise 2020 di Dior che ha sfilato ieri sera davanti a 800 ospiti dal mondo nell’incanto decadente di Palais El Badi mentre mille fuochi brillano e le cicogne sulle mura di questo monumento del rinascimento marocchino si godono anche loro lo spettacolo rannichiate fieramente nei loro nidi.

Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Dior che è sempre più brava e realista, forte d’animo eppure eterna sognatrice, ha mandato in passerella intorno ad una cavea di acque specchiate circondata di rose e di piante di aranci ben 131 modelli che raccontano una elegia di storie artigianali che davvero confinano con l’arte pura tra Europa, Africa e Asia, sulle orme della grande tradizione dei tessuti Wax rielaborati con la lente della più classica Tela di Jouy come sempre in un erbario e bestiario di sogno, tra Tarocchi e invenzioni naturalistiche tra jacquard e stampe a cera. Con Maria Grazia anche la figlia Rachele Regini con la quale la stilista matura un dialogo in continuo divenire sui valori della moda di oggi visti attraverso gli occhio dei giovani. “In questa collezione ho voluto celebrare insieme tante culture - racconta Chiuri - col punto di vista privilegiato di alcuni personaggi che per me interpretano ognuno a loro modo le forme del contemporaneo. Per una moda inclusiva e transnazionale. Ho guardato agli archivio Dior, da Yves Saint Laurent agli inizi nella maison che ha poi fatto di Marrakech la città’ del cuore, e anche a Marc Bohan. Coi colori della terra e il blu indaco che ricorda Majorelle, con tanto ocra e verde giungla”. Forte la collaborazione con Uniwax in Costa d’Avorio che ha lavorato sulle stampe di questa Cruise 2020 in totale libertà’, interessante lo scambio di idee con Pathe’ Ouedraogo importante designer africano noto per le camicie realizzare per Nelsin Mandela: omaggio al suo lavoro nella camicia con l’immagine di Mandela sulla schiena che ha sfilato a metà’ del grande spettacolo di Dior. Maria Grazia Chiuri ha anche intercettato l’intelligenza di Grace Wales Bonnes e di Mickalene Thomas per attualissime reinterpretazioni del mitico tailleur Bar del 1947 di Monsieur Christian. 

Una sfilata memorabile e incalzante la nostra intelligenza e la nostra sensibilità’ di uomini e donne di oggi che non possono sottrarsi al sogno della meraviglia della cultura e dell’artigianato che con questo inno alla Moda di Dior Maria Grazia Chiuri difende ed esalta come nessuno. Brava, bravissima, interprete di uno stile ricco di charme che riesce ogni volta a rinnovare e rendere unico.