Sabato 13 Luglio 2024
ROBERTO DAVIDE PAPINI
Magazine

Milo Manara. "L'erotismo? Non ha più spazio"

Intervista al grande maestro del fumetto, che sarà protagonista del festival di Angoulême con una grande retrospettiva, da Pratt a Caravaggio

Milo Manara grande protagonista ad Angouleme: un particolare del poster sulla sua mostra

Milo Manara grande protagonista ad Angouleme: un particolare del poster sulla sua mostra

18 gennaio 2019 - «Oggi non c’è più spazio per l’erotismo, nei fumetti e non solo». Se a dirlo è Milo Manara, grande maestro del fumetto, capace di spaziare attraverso vari generi, ma la cui fama è certo molto legata alle storie di eros, c’è da crederci.  Manara, 73 anni, è il più popolare autore italiano di fumetti nel mondo («almeno tra i viventi – precisa lui – perché il più popolare in assoluto è certamente Hugo Pratt») e sarà uno dei protagonisti del 46ª edizione del Festival di Angoulême, in Francia, una delle principali rassegne mondiali di comics, che avrà luogo dal 24 al 27 gennaio. Per la prima volta Angoulême gli dedicherà un’ampia retrospettiva con le sue opere, ma anche curiosità e cimeli della sua carriera artistica, curata da Claudio Curcio e Romain Brethes. «Per me è una grande soddisfazione – dice Manara – perché la Francia è un po’ da sempre “la mecca del fumetto”, un luogo dove la letteratura disegnata, come la chiamava Pratt, ha un posto importante nella cultura».

Se permette tornerei sull’erotismo... Perché oggi non c’è più spazio per questo genere? «L’erotismo, in fondo, è l’elaborazione culturale del sesso e adesso la totalità o quasi delle immagini di sesso non è per niente elaborata sul piano culturale. Anzi, per creare ancora interesse per queste immagini si tende ad accentuare le performance di tipo atletico, ci si spinge oltre i limiti, proprio sul piano fisico».

Come se fosse uno sport? «Esatto, ma direi uno sport estremo. Manca intermediazione culturale, anzi si agisce sulla cultura brutalizzandola, tutto si appiattisce come atto fisico. E questo corrisponde a questa società che ha aspetti sempre più brutali, di maleducazione, indifferenza verso le sofferenze degli altri e le disuguaglianze sociali. Sempre più concentrata sulla quantità, manca il sogno. Ecco perché ringrazio di cuore quei lettori che ancora apprezzano certe sottigliezze e certi giochi perché spero che ci sia una resistenza». La carriera di Manara, però, non si esaurisce nell’erotismo («anzi, è la parte che considero meno importante») spaziando dalla storia al fumetto di cronaca, all’avventura, fino alla straordinaria biografia di Caravaggio o ai disegni per il cartone animato su Celentano che debutterà il 21 gennaio su Canale 5.

Un percorso segnato da grandi incontri: Pratt, Fellini, Jodorowski, Moebius, solo per citarne alcuni. «Il più importante, quello per me decisivo, è stato l’incontro con Pratt: lui mi ha “obbligato” a scrivere le mie sceneggiature e così il fumetto da professione è diventato confessione. È stata una svolta, perché Pratt mi ha trasmesso la consapevolezza dell’importanza del lavoro dell’autore di fumetti».

Com’è stato lavorare con Celentano? «Divertente perché lui è divertente. È stato bello, una bellissima avventura. Poi, quando si incrociano questi personaggi, come tutti i grandi sceneggiatori che ho incontrato nella mia vita, si portano dietro l’immaginario che hanno proiettato su di noi negli anni. Così per me è stato bello lavorare con l’artista di Il tuo bacio è come un rock, che ha rivoluzionato e svecchiato la canzone e il costume».

Che fumetti legge? «Ne leggo diversi perché devo dire che più vado avanti e più apprezzo questo genere. Tra gli italiani ce ne sono di molto interessanti: Bacilieri, Gipi, Zerocalcare, Fior, Igort». 

Perché, nonostante i talenti ci siano, il fumetto italiano fa fatica? «Un po’ per la vocazione degli italiani a leggere pochissimo, poi per il considerare il fumetto un prodotto di serie B, in passato addirittura dannoso. E poi perché purtroppo si pensa che sia solo per bambini». 

Perché ha scelto di raccontare Caravaggio? «Perché mi ha sempre impressionato fin da quando ero un bambino e sul libro di catechismo ho visto l’immagine della crocifissione di San Pietro. È una delle immagini che più mi ha colpito all’epoca, la guardavo per ore ed era di un tale realismo, mi chiedevo come fosse stato possibile rappresentare in modo così realistico ed evocativo un’immagine di tanto tempo fa. E da allora, carsicamente, il tema di Caravaggio è ritornato nella mia vita. Per esempio, all’esame di maturità mi hanno chiesto di Caravaggio. E poi, per un fumettaro, per uno che intende le immagini come narrazione, Caravaggio è fondamentale, lui è un narratore, è un illustratore. È l’inventore della fiction, mette in scena, racconta le vicende, le illustra come se lui fosse stato presente e organizza le sue immagini come se fosse un cineasta. Organizza luci, espressioni facciali, posizione dei personaggi. Se vivesse oggi non farebbe il pittore, ma il regista».