Mileva Maric e Albert Einstein
Mileva Maric e Albert Einstein

Roma, 20 luglio 2019 - Ripercorrendo la storia di Mileva Marić negli Einstein viene voglia di ribaltare e correggere l’antico e usurato luogo comune: dietro una grande donna, potremmo dire, c’è a volte un piccolo uomo (anche se grande, grandissimo per altri versi). Mileva Marić, classe 1875, prima moglie dell’uomo che ha rivoluzionato la fisica e la percezione dell’universo, è una grande dimenticata nella storia della scienza, ma potrebbe avere presto una piccola rivalsa. Il Politecnico di Zurigo sta pensando di conferirle honoris causa il diploma di laurea che lei non riuscì a raggiungere, vittima dei pregiudizi sessisti del suo tempo, dei sopraggiunti impegni familiari e dei concreti ostacoli che le università ponevano allo studio e alla carriera delle donne. Il Politecnico sta esaminando la proposta fatta da Gabriella Greison, appassionata biografa di Mileva: è attesa una decisione entro la fine del mese.

Mileva e Albert si conobbero a Zurigo nelle aule universitarie nel 1897 e sembra che Mileva, in quegli anni di studi, fosse anche più brillante di Albert; c’è chi sostiene che la fidanzata e poi moglie abbia avuto un ruolo importante nell’elaborazione della teoria della relatività, il capolavoro di Einstein, messo a punto nella sua prima versione (la cosiddetta relatività ristretta) nel 1905. Mileva e Albert si sposarono nel 1903 ma l’anno prima avevano già avuto una figlia, Lieserl, della quale si sa molto poco e che probabilmente morì in tenera età. La coppia ebbe altri due figli, ma l’unione finì male, con una dolorosa separazione e un comportamento, da parte di lui, a dir poco sconcertante.

Basti dire che verso al fine del matrimonio, nel 1914, quando la coppia era ormai in crisi e Albert aveva già incontrato la sua futura seconda moglie, la cugina Elsa, il grande fisico «dettò alla moglie – come scrive Vincenzo Barone nella sua biografia Albert Einstein. Il costruttore di universi (Laterza) – un ultimatum durissimo, che lascia esterrefatti». Einstein imponeva a Mileva di garantirgli le pulizie, i pasti, la cura della camera e dello studio e precisava: «Ti atterrai ai seguenti punti nei tuoi rapporti con me: 1) non ti aspetterai nessuna intimità e nemmeno mi rimprovererai in alcun modo; 2) smetterai di parlarmi se lo richiederò; 3) uscirai immediatamente dalla mia camera da letto o dallo studio senza protestare se te lo richiederò».

Si fatica a riconoscere in tali pretese e intemperanze lo spirito di una delle grandi menti della storia dell’umanità, ma evidentemente un uomo di talento e di sapere può avere le sue cadute e piccolezze nella vita privata, specie in un’epoca nella quale la discriminazione delle donne era un’ovvietà. Mileva sul momento accettò – subì – l’ultimatum, ma di lì a poco il matrimonio si sarebbe esaurito.

Del resto l’unione fra i due brillanti studenti era stata contrastata fin dall’inizio. I genitori di Einstein, all’inizio, si opposero strenuamente alle nozze. In una lettera Albert raccontò alla fidanzata la reazione della madre Pauline alla sua intenzione di sposare Mileva, nel 1900: «La mamma – scrisse Einstein – si è buttata sul letto, si è coperta la testa col cuscino e si è messa a piangere come una bambina. Poi, riacquistata la calma, si è lanciata in un attacco disperato: "Stai rovinando il tuo futuro e distruggendo le tue possibilità". (...) "Quella donna è un libro, è esattamente come te, mentre tu hai bisogno di una moglie".

“Quella donna è esattamente come te”: Pauline Einstein non aveva torto in questa sua valutazione, ma a quel tempo una donna matematica o una donna fisica erano impensabili. Come fa notare Gabriella Greison in Sei donne che hanno cambiato il mondo (Bollati Boringhieri), grandi scienziate come Marie Curie, la fisica nucleare Lise Meitner, la chimica Rosalind Franklin, coeve di Mileva Marić, dovettero lottare dentro e contro le istituzioni accademiche prima di riuscire ad affermarsi.

È probabile che la prima moglie di Einstein, scomparsa nel 1948, non abbia in realtà contribuito più di tanto alla teoria della relatività, ma il suo sapere, la sua inventiva, il suo ruolo di consigliera e di termine di confronto intellettuale per il giovane Albert, sono accertati e riconosciuti. La laurea al Politecnico di Zurigo, se dovesse davvero arrivare, sarà un meritato risarcimento.