Una scena di 'Anvengers: Endgame' - Foto: Marvel Studios
Una scena di 'Anvengers: Endgame' - Foto: Marvel Studios

Kevin Fiege, boss di Marvel Studios, ha rivelato che l'Universo Cinematografico Marvel (UCM) avrà presto il suo primo supereroe transgender: "Compare in uno dei film che stiamo girando proprio in questi mesi", ha aggiunto senza rivelare di quale titolo sta parlando. Tutti gli indizi portano però in direzione di 'Thor: Love and Thunder', che uscirà nel 2021.
 

Il primo supereroe transgender di Marvel

L'ipotesi nasce dal fatto che nei fumetti Marvel esiste un solo trans dotato di super poteri, anzi una sola trans: si tratta di Sera, membro di un gruppo di angeli chiamati ancoreti e che ha effettuato la propria transizione verso un'identità femminile. Sera e colleghi appartengono all'universo narrativo di Thor, in particolare a quello che lo vede interagire con il reame del paradiso. Da qui l'ipotesi che il quarto film dedicato al dio del tuono, appunto 'Thor: Love and Thunder', possa essere quello di cui sta parlando Kevin Feige.
 

Perché trans?

Feige ha confessato che la ragione dietro questa scelta è di tipo inclusivo ed economico insieme: "Abbiamo constatato il successo di 'Captain Marvel' e 'Black Panther' e vogliamo realizzare film che riflettano l'eterogeneità del nostro pubblico, vogliamo che ognuno dei nostri spettatori possa ritrovarsi su grande schermo".

La cosiddetta fase 4 dell'UCM va appunto in questa direzione. Ci attendono infatti, in ordine di uscita: 'Black Widow' e 'The Eternals' nel 2020 e poi nel 2021 il quartetto formato da 'Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings', 'Doctor Strange in the Multiverse of Madness', il sequel ancora senza titolo di 'Spider-Man. Far From Home' e 'Thor: Love and Thunder'. In questi sei film vedremo una protagonista donna, come accaduto con 'Captain Marvel' (parliamo di 'Black Widow'), il primo supereroe apertamente gay e il primo sordo ('The Eternals'), il primo asiatico-americano ('Shang-Chi') e infine la prima trans.
 

I problemi dell'inclusività

Astrattamente parlando è una buone idea, quella di inserire nel proprio pantheon di supereroi e supereroine dei personaggi che non siano esclusivamente bianchi caucasici ed eterosessuali. Si tratta appunto di contribuire a un immaginario cinematografico più inclusivo, ben sapendo quanto conta il cinema nella creazione di una cultura popolare ampiamente condivisa.

La discriminante è se lo fai solamente perché il botteghino promette incassi faraonici, oppure perché vuoi mettere in campo un discorso narrativamente più dignitoso. È infatti vero che 'Captain Marvel' ha guadagnato 1,128 miliardi di dollari e 'Black Panther' è arrivato a 1,347 miliardi. Queste cifre nascono però da trame che non appiccicano personaggi "di moda" a una storia, poco importa che abbiano non un senso rigoroso all'interno della vicenda narrata. L'insuccesso del 'Ghostbusters' al femminile, uscito nel 2016, è un monito a ciò che accade se snaturi un'esigenza sacrosanta di inclusività. I precedenti di Marvel fanno ben sperare, staremo a vedere se sarà davvero così.

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