Lunedì 20 Maggio 2024
SILVIA ANTENUCCI
Libri

“Nella stanza dell’Imperatore”: Sonia Aggio e la sanguinaria ascesa tra vita e destino di Giovanni Zimisce

La giovane scrittrice nella dozzina del Premio Strega 2024: scrittura evocativa e realismo in sapiente equilibrio tra Storia e materia letteraria

Sonia Aggio

Sonia Aggio

Roma, 26 aprile 2024 – Giovanni non ha ancora dieci anni quando, lanciato per le strade alla ricerca dell’amico Michele, s’imbatte in sangue, cadaveri e nella scoperta, resa feroce dalla reazione della madre di Michele, che l’amico non tornerà più. Ed è sempre un bambino quando il padre, Teofilo Curcuas detto Zimisce, torna a casa «con i polmoni pieni di grumi neri» e lui mandato a vivere dagli zii materni, i Foca, affinché sia addestrato a combattere. Nel suo futuro c’è l’abnegazione dello strategos e, dall’espressione sbigottita alla notizia che Niceforo, l’amato zio che si prenderà cura di lui per tutta la vita, vorrebbe farsi monaco, è evidente che non c’è per lui nulla di più naturale al mondo.

Del resto Sonia Aggio, giovane autrice del romanzo "Nella stanza dell’Imperatore” (Fazi Editore) inserito nella dozzina del Premio Strega 2024, ci ammonisce sin dalle prime pagine attraverso una citazione tratta da “Lo specchio e la luce” di Hilary Mantel: «Ma il massacro è il loro mestiere. A questo sono stati allevati, come macellai nello scannatoio». Giovanni inizia la vita da soldato lontano da casa, con il cugino Costantino e un macigno che dalla morte di Michele gli pesa addosso quanto il destino che lo aspetta e che, se non fosse per ricorrenti visioni e profezie, mai potrebbe intuire. Quel macigno è la rabbia, una furia atavica che, unita alle esperienze della vita adulta, massacri e assalti ma anche la morte di parto della moglie Maria Scleraina e del figlio, lo guida sui campi di battaglia, negli incontri di palazzo, nelle relazioni con imperatori e pari permettendogli d’intercettare inganni e movimenti del potere. Una rabbia che eccede in crudeltà, come nel caso del massacro sulla strada per Adana, e che lo renderà “quel demonio armeno, quella bestia senza pietà” che, in assonanza col Macbeth spesso citato dall’autrice, prenderà una decisione terribile proprio nei confronti di Niceforo.

Sonia Aggio, 28 anni, di Rovigo, già autrice di "Magnificat”, narra la parabola storica ed esistenziale di Giovanni Zimisce accompagnando il lettore nell’epoca dell’Impero romano d’Oriente del X secolo, restituendone le atmosfere tra profumi di “alloro, rose e olio d’oliva” e tanfo di sangue e morte. Attraverso alberi genealogici, la mappa dell’antica Anatolia e le vicende di Costantinopoli, Aggio intreccia Storia e Letteratura, personaggi realmente esistiti come l’imperatore Costantino a esseri plasmati da materia letteraria tra cui le tre streghe portatrici della profezia. Narrando di Giovanni uomo e di Zimisce il condottiero, “nato sotto il segno dei rettili, delle trattative segrete, del vizio”, permane la sensazione che il protagonista non si persuada di meritare la corona. Anche questo, però, era già stato predetto: “Per quanto ti opporrai al compiersi del tuo destino? La prima volta non eri pronto ad ascoltare, vero? Ma oggi lo sei. Il tuo destino ti attende”.

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