Foto: franckreporter / iStock
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Una delle sfide della transizione energetica, che ha tra gli obiettivi a lungo termine la chiusura delle centrali a carbone e l’abbandono di tutte le fonti di energia non rinnovabili, è quello di creare nuovi posti di lavoro, compensando le perdite all’interno dei settori energetici inquinanti e ormai obsoleti. La questione è stata approfondita un gruppo internazionale di ricercatori, che sulla rivista One Earth ha pubblicato una stima incoraggiante: mantenere ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura media globale - rispettando gli accordi di Parigi sul clima - porterà a un guadagno netto di quasi 8 milioni di posti di lavoro nel settore energetico entro il 2050.


Quasi 8 milioni di posti in più nel settore energetico entro il 2050

Analizzando i dati provenienti da 50 paesi diversi, i ricercatori hanno creato una sorta di modello di valutazione integrato dei posti di lavoro nelle varie industrie energetiche. Gli autori dello studio hanno effettuato delle stime proiettate su sei scenari differenti: tre in cui l’aumento delle temperature medie globali rimane al di sotto dei 2 gradi come deciso a Parigi, tre in cui la soglia parigina viene superata per via dell’assenza di sforzi e interventi da parte dei singoli stati. Nei tre scenari ottimistici, secondo i risultati, non si è verificata alcuna perdita complessiva di posti di lavoro nel settore energetico: il deficit nei combustibili fossili è stato compensato dai posti di lavoro guadagnati nell’eolico e nel solare, in particolare nel campo manifatturiero. La stima parla di 7,7 posti di lavoro in più entro il 2050, anno in cui l’Unione Europea mira a raggiungere la neutralità carbonica.


80% di posti di lavoro in meno nei combustibili fossili

I posti di lavoro nei combustibili fossili potrebbero passare dai 12,6 milioni attuali a 3,1 milioni, con perdite particolarmente gravi nei settori nell’estrazione di carbone e della produzione di petrolio e gas. Ciononostante, il “saldo” finale del 2050 potrebbe rivelarsi in attivo grazie alla crescita delle energie rinnovabili, che già nel 2020 hanno toccato il record storico dei 200.000 megawatt di nuovi impianti. La cosiddetta “riqualificazione della forza lavoro” è la chiave per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili e accelerare la transizione energetica, un processo lungo e complesso che punta a rivoluzionare l’intero sistema energetico. "I lavori nel settore dell'estrazione sono più suscettibili alla decarbonizzazione: ecco perché devono essere messe in atto politiche di transizione eque", spiega il dottor SandeepPai (University of British Columbia), autore principale della ricerca.