Bruno Barbieri in una foto estiva seduto al tavolo di un bar sotto i portici di Bologna, la sua città (credits, anche per la copertina, Salvo Spoto)
Bruno Barbieri in una foto estiva seduto al tavolo di un bar sotto i portici di Bologna, la sua città (credits, anche per la copertina, Salvo Spoto)

Dieci anni di MasteChef ed è rimasto l’unico della brigata del debutto. Si è chiesto perché?

"Non si può nemmeno immaginare MasterChef senza Barbieri. Il fatto di essere un bolognese doc di certo mi ha aiutato. In fondo noi emiliani siamo i meridionali del Nord perché immediati, spontanei e risultiamo simpatici. Merito anche del nostro modo di parlare: certe parole, come ad esempio mappazzone, sono entrate a far parte del lessico degli italiani".

Ha ammiratori di tutte le età?

"Non ho fatto altro che essere quello che sono, una persona onesta, pulita. Poi mi sento un po’ Peter Pan, penso ancora di avere fra i dieci e quindici anni. Il che non significa che non lavori, al contrario mi sono impegnato nella vita, dando sempre il massimo".

Lavoro e gioco, come si conciliano?

"Se si lavora divertendosi non si fatica. Se sei soddisfatto di quello che hai fatto, tutto passa".

Non a tutti è concesso...

"Ho lottato molto per riuscire, affrontando sfide che oggi a ripensarci mi sembrano incredibili: non avevo diciott’anni quando, sfidando mio padre, mi sono imbarcato a New York per la mia prima crociera, non da turista, ma per lavorare nella cucina della nave. Ed ero arrivato lì da un ristorante della riviera romagnola dove d’estate, quando finivo l’anno all’alberghiero, pulivo centinaia e centinaia di calamaretti".

Il primo incarico?

"Omelette a raffica e poi, anche lì, combattendo contro colleghi molto più grandi di me, sono riuscito a farmi rispettare fino a diventare il terzo cuoco della brigata".

Dai calamaretti a sette stelle Michelin, come solo una manciata di chef al mondo, di strada ne ha macinata. La stella che ricorda con più piacere?

"Tutte, ma forse quelle al Trigabolo di Argenta. Eravamo all’inizio degli anni Ottanta e in quel luogo sperduto nella Bassa riuscimmo a diventare leggenda trasformando una pizzeria nella piazza di un paese in un tempio dell’alta cucina dove tutti ambivano a sedersi a un tavolo. Fra i tanti Andy Warhol, che parcheggiò la sua Ferrari davanti al locale fra la curiosità della gente del posto. Alla fine ci firmò con un pennarello a punta grossa anche una serie di piatti...".

Piatti pop, che fine hanno fatto?

"Ma non lo so, forse ce li siamo tirati dietro io e Igles Corelli che era con me in quell’avventura e ci divertivamo con sana ignoranza. Igles, un grande, allora come oggi... erano anni così, avventurosi, non si dava peso alle cose materiali, si inseguiva un sogno e anche le follie che nascevano lì per lì. Come quando ci fissammo che volevamo certe ceramiche d’autore per servire il consommé e partimmo per Firenze all’alba: la sera incassammo un terzo di quello che avevamo speso. Ma non importava... Per non parlare dei vini: Giacinto Rossetti aveva verticali da brivido in cantina. Comunque, dai, un altro mondo...".

E oggi?

"Voglio viaggiare, come ho sempre fatto nella mia vita. Quello che ho imparato in giro per il mondo non ha prezzo. Non da turista, sia chiaro, ma andando all’avventura, per scoprire come vive la gente, quello che mangia in mondi a noi lontanissimi. Sono stato dal Chiapas al Venezuela, dagli Stati Uniti al Giappone, e ho attraversato l’Africa e il Medioriente in lungo e in largo... Solo così si cresce e non solo come chef".

Per viaggiare serve tempo e lei oggi è una star...

"La televisione è importante, mi ha fatto conoscere e credo che programmi come MasterChef e 4 Hotel stiano contribuendo a far crescere una cultura che rischiava di essere dimenticata: oggi, grazie anche alle persone che partecipano ai programmi portando le loro emozioni e i loro saperi, stiamo facendo riscoprire la cucina italiana e anche le regole dell’hôtellerie, eccellenze che distinguono la nostra meravigliosa Italia"

Per chiudere, come sente sarà per lei il 2021?

"La prima cosa che faccio sarà vaccinarmi e poi via... dieci spanne sopra il cielo. Sì, mi piace, il mio 2021 sarà dieci spanne sopra il cielo".