Umberto Eco (1932-2016) nella biblioteca della sua casa milanese dove sono custoditi circa trentatremila volumi
Umberto Eco (1932-2016) nella biblioteca della sua casa milanese dove sono custoditi circa trentatremila volumi
di Claudio Cumani Sottolineati, pieni di orecchie, zeppi di note a margine. I libri per un Umberto Eco erano questo: oggetti di lavoro, strumenti di studio ma anche amici fedeli con cui condividere suggestioni improbabili, viaggi fantastici, riferimenti colti. A casa, a Milano in piazza Castello, la sua biblioteca accoglie 33mila volumi di cui cinquemila contengono dediche e 2500 annotazioni e commenti. Ma in un’altra abitazione, a Monte Cerignone, ce ne sono altri undicimila fra libri e riviste. Adesso quel patrimonio ha trovato una casa. A Bologna, all’università dove lui, l’illustre semiologo, ha insegnato per quaranta anni. Ma non solo. La Corte dei Conti ha dato il via libera all’acquisizione da...

di Claudio

Cumani

Sottolineati, pieni di orecchie, zeppi di note a margine. I libri per un Umberto Eco erano questo: oggetti di lavoro, strumenti di studio ma anche amici fedeli con cui condividere suggestioni improbabili, viaggi fantastici, riferimenti colti. A casa, a Milano in piazza Castello, la sua biblioteca accoglie 33mila volumi di cui cinquemila contengono dediche e 2500 annotazioni e commenti. Ma in un’altra abitazione, a Monte Cerignone, ce ne sono altri undicimila fra libri e riviste.

Adesso quel patrimonio ha trovato una casa. A Bologna, all’università dove lui, l’illustre semiologo, ha insegnato per quaranta anni. Ma non solo. La Corte dei Conti ha dato il via libera all’acquisizione da parte del ministero dei Beni culturali delle collezioni librarie a lui appartenute. E così la Biblioteca moderna e l’Archivio saranno ospitate appunto dalla Biblioteca universitaria di Bologna mentre la Biblioteca Braidense di Milano custodirà e digitalizzerà le collezioni dei libri antichi: in questo caso si tratta di circa 1200 volumi, fra incunaboli, aldine e prime edizioni, che si protraggono sino a circa il 1900.

Ieri mattina all’ateneo di Bologna, alla presenza dei figli Stefano e Carlotta Eco, è stato presentato il corposo progetto che prevede la realizzazione di una nuova casa per la Biblioteca moderna del professore scomparso il 19 febbraio 2016: sarà realizzata in un’ala novecentesca della Biblioteca universitaria (inaugurazione nell’estate dell’anno prossimo), avrà una superficie di 200 metri quadrati a cui si dovranno aggiungere ampi ballatoi ma soprattutto ricalcherà in toto quella casalinga milanese: stesse librerie bianche, stesse classificazioni, stesse sequenze. Un modo per rispecchiarsi nell’officina della conoscenza attraversata di Eco e nel suo modo di organizzare le idee.

Alla Biblioteca fisica ne sarà affiancata anche una virtuale in fase di realizzazione che si muoverà sugli stessi criteri. In questo caso l’accesso sarà possibile grazie a un’applicazione di navigazione in 3D che permetterà di immergersi negli scaffali. Poi ci saranno motori di ricerca dedicati, diagrammi ma anche giochi multimediali perché, si sa, l’enigmistica al professore piaceva parecchio.

L’iniziativa, salutata anche da un messaggio augurale del ministro Franceschini, rappresenta per l’Università bolognese un punto d’eccellenza. "Un progetto internazionale – dice il rettore Francesco Ubertini, che da tempo ha stretto rapporti con la moglie Renate e i figli del professore – che resterà laboratorio pulsante come lui voleva".

Un concetto sul quale torna anche Stefano Eco parlando di "un luogo vivo nello spirito di nostro padre" e quindi non per forza rivolto a un pubblico di accademici.

Qui, nel 2026, arriverà poi l’Archivio delle Carte formato da trecento raccoglitori che comprendono la corrispondenza ufficiale archiviata dal semiologo dagli anni ‘50 insieme ad appunti di vario genere contenuti in altri cento contenitori.

Umberto Eco, che in quaranta anni di insegnamento non ha mai disertato una lezione o un colloquio con gli studenti, ha sempre rifiutato proposte di Università straniere per restare a Bologna: qui lui ha ricevuto il Sigillum Magnum, qui ha fondato la Scuola superiore di studi umanistici.

Nel suo testamento ha disposto che non si facessero per dieci anni convegni sulla sua persona ma non ha fatto cenno dell’immenso patrimonio librario. "Per noi – spiega la figlia Carlotta – è stato un atto di fiducia ma anche un dono: ci ha lasciato la libertà di scegliere". E loro hanno scelto come papà avrebbe voluto.