Sabato 20 Luglio 2024

Giornata Europea delle lingue: perché si celebra

Ecco quante se ne parlano nel Vecchio Continente

Giornata europea delle lingue

Giornata europea delle lingue

Il 26 settembre di ogni anno l’Unione Europea ha istituito la Giornata Europea delle Lingue, un evento che si è tenuto per la prima volta in assoluto nel corso dell'Anno europeo delle lingue nel 2001. Al termine di quella campagna iniziale, il Comitato dei Ministri decise poi di istituire la “Gel”, per organizzare eventi e attività volte a promuovere la diversità linguistica e la capacità di parlare altre lingue nel Vecchio Continente.

Qual è l’obiettivo della Giornata Europea delle Lingue

Lo scopo generale della Giornata è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricchissima diversità linguistica e culturale dell'Europa, che deve essere non soltanto mantenuta ma anche incoraggiata. Inoltre, una giornata simile punta ad accrescere la gamma di lingue apprese nel corso della vita, in modo da poter sviluppare la propria competenza plurilinguistica e arricchire la comprensione interculturale. D’altra parte, tutti gli studenti di lingue a livello universitario (ma non solo) ne sono perfettamente consapevoli: non c’è conoscenza linguistica senza conoscenza culturale, e viceversa.

Per promuovere un giorno così importante e per dargli lo spazio che merita, le istituzioni comunitarie hanno anche deciso di creare un sito interamente dedicato proprio alla Giornata Europea delle Lingue, all’interno del quale i cittadini UE troveranno tutti gli eventi in programma anche per l’edizione 2023, che includerà ovviamente numerosi appuntamenti nel nostro Paese, tra incontri nelle scuole, workshop (come quello in programma il 24 settembre al Museo Explora di Roma) e persino corsi di lingua, compresi i dialetti (appuntamento a Napoli presso il Palazzo Venezia di Spaccanapoli con un seminario sul napoletano!).

Quali sono le lingue più parlate in Europa

La prima posizione tra le lingue più parlate in Europa potrebbe stupire molti: si tratta infatti del russo, parlata da 120 milioni di persone, anche se ovviamente non si tratta di una delle lingue della Comunità Europea. In seconda posizione, e in prima per quanto riguarda i Paesi UE, troviamo il tedesco con 95 milioni di parlanti sparsi tra Germania, Austria, Svizzera, Italia e Liechtenstein (come prima lingua), idioma che come seconda lingua viene parlato anche da molti altri cittadini europei. Chiude il podio il francese, con un totale di 80 milioni di persone in grado di parlarlo (Francia, Belgio e Lussemburgo sono i Paesi europei dove è lingua ufficiale).

E l’italiano? Il nostro idioma si trova in quinta posizione, con 64 milioni di parlanti, di cui la quasi totalità ovviamente sono sul territorio nazionale, una piccola percentuale si trova nel Canton Ticino in Svizzera e una fetta ridotta ma consistente in molti Paesi dei Balcani (pensiamo alla Slovenia, alla Croazia o all’Albania, da sempre molto vicine all’Italia per motivi geografici ma anche storico/politici).

In totale, per il resto, sul territorio europeo si parla un totale di ben 250 lingue, tra cui alcune che in pochi conoscono. Pensiamo ad esempio al basco che ancora resiste nei Paesi Baschi tra il Nord-Est della Spagna e il Sud-Ovest della Francia: stiamo parlando in questo caso di una lingua non indoeuropea, di origine antichissima, complessa a tal punto che ancora non esiste un accordo da parte della comunità dei linguisti riguardo alle sue origini. Di queste 250, tra l’altro, ce ne sono anche alcune in via di estinzione. Con lo scomparire graduale della popolazione più anziana che conservava conoscenze e tradizioni popolari queste lingue potrebbero infatti scomparire molto presto: secondo l’Endangered Languages Project sono circa 148 le lingue in Europa che rischiano di sparire per sempre. Una decina di queste sono parlate da ristrette comunità in Italia, come ad esempio il grico, il walser, l’arbëreshë, il tabarchino e l’occitano.

Le lingue ufficiali dell’Unione Europea

Consapevole dell’importanza del retaggio culturale di ognuno dei suoi Paesi membri l’Unione Europea si è sempre attivata per dare ad ogni singola lingua il riconoscimento che si merita. Al momento le istituzioni comunitarie riconoscono un totale di 24 lingue ufficiali (alle Nazioni Unite invece sono 6: inglese, spagnolo, russo, arabo, cinese e francese). Le lingue ufficiali in UE sono dunque le seguenti: bulgaro, ceco, croato, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, neerlandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, tedesco, svedese e ungherese. Ad ogni aggiunta di un nuovo Stato membro, evidentemente, la lista si allunga. Una piccola curiosità riguarda la lingua inglese, parlata prevalentemente nel Regno Unito, che dopo la Brexit non fa più parte dell’UE: l’organizzazione internazionale ha deciso di mantenerla nella lista poiché resta pur sempre la lingua ufficiale di due altri Stati membri come l’Irlanda e Malta.

Uno dei principi fondanti delle istituzioni comunitarie, a proposito, è proprio il multilinguismo. Questa fondamentale politica ha un triplice obiettivo: permette all’UE di comunicare con i cittadini nelle rispettive lingue, di proteggere la ricca diversità linguistica dell'Europa e di promuovere l'apprendimento linguistico in Europa. Conseguenza diretta di ciò (secondo quanto riporta il regolamento n. 1) è che tutti i documenti e le comunicazioni dell’UE devono essere obbligatoriamente tradotti in tutte e 28 le lingue ufficiali dell’istituzione comunitaria. Questo sistema ha creato nel corso del tempo sempre più opportunità per gli esperti linguisti come i traduttori e gli interpreti, che trovano quotidianamente nello spazio europeo un importante campo di applicazione delle loro capacità e degli anni di studio passati ad imparare grammatica, linguistica, vocabolario e fonologia degli idiomi stranieri.