Lunedì 17 Giugno 2024
MARCO VICHI
Libri

Il quaderno di Alba, un luogo dell’anima

Con Marco Vichi alla ricerca del libro perduto: perché (ri)leggere De Céspedes

Alba de Céspedes (1911-1997)

Alba de Céspedes (1911-1997)

Firenze, 19 maggio 2024 – Alba De Céspedes (madre italiana, padre cubano) dalla fine degli anni Trenta fino alla fine degli anni Settanta ha un grande successo, con decine di traduzioni in tutto il mondo (fino a settanta), film di registi famosi e sceneggiati Rai con attrici e attori famosi. Poi viene dimenticata fino a uscire dal catalogo, e per molti anni chi vuole leggerla deve cercarla nelle librerie dell’usato o sulle bancarelle. Ma finalmente – c’è chi dice sia a causa di un commissario letterario che la legge – ecco che approda di nuovo in libreria con edizioni nuove, per il piacere dei lettori allergici alla polvere vecchia, che adesso possono leggerla senza starnutire.

In questa rubrica vorrei parlare di tutti i suoi libri, ma adesso vorrei raccontarvi qualcosa di “Quaderno proibito” (1952), che nel 1980 diventa uno sceneggiato Rai con Lea Massari come protagonista, e adesso torna come serie TV prodotta da Notorious Pictures (che ha opzionato anche altri suoi romanzi). È la storia di Valeria, che una domenica entra in una tabaccheria, si sente attratta da un quaderno, lo vuole compare, ma il negoziante le dice che la domenica è “proibito” vendere quaderni. Lei lo prega, ne ha bisogno… Alla fine il tabaccaio cede e glielo vende. Valeria torna a casa, cerca di nascondere il quaderno (ancora vuoto), ma si rende conto che non c’è uno solo angolo capace di garantirle che il marito o i suoi due giovani figli (un maschio e una femmina) non lo trovino, magari per caso. E quel quaderno diventa il suo amico segreto, al quale rivela con sincerità cosa prova, cosa pensa, come si sente… e attraverso quelle pagine capirà molte cose di sé: dunque, la scrittura come percorso di conoscenza, come scoperta. Quel quaderno proibito diventa un “luogo” dell’anima dove le parole illuminano le zone buie, dove la scrittura fa chiarezza, trasformando le sensazioni in pensiero, le emozioni che serpeggiano nel sangue in visioni coscienti. Una sorta di celebrazione della potenza rivelatrice della “scrittura”.

Ma non solo: da questo romanzo scopriamo come la frattura tra generazioni, l’insoddisfazione dei giovani, la loro incapacità di trovarsi a loro agio in un mondo che non riconoscono, insomma tutte quelle istanze che molti anni dopo esploderanno nel ’68, erano germogliate nel dopo guerra. Alba in quegli anni ha avvertito quel disagio insanabile e ha sentito il bisogno di raccontarlo in questo “piccolo grande” romanzo, così come aveva fatto nel ‘49 nel suo (forse) capolavoro, “Dalla parte di lei”.