"Mimì è stata un’amica e il mio grande amore musicale. Nessuna aveva la sua voce e la sua anima. Se sono qui, dopo mezzo secolo di canzoni, lo devo a lei: mi ha portato fortuna, altro che menagramo. Odio i tanti ipocriti che le stavano alla larga e ora la incensano. La chiamavano l’innominabile. Una montagna di calunnie l’ha schiacciata". Dice quello che pensa e pensa quello che dice. Fuori dai denti. Drupi, all’anagrafe Giampiero Anelli, classe 1947, razza pavese, non fa sconti raccontando di sé e Mia Martini. La fuoriclasse che gli ha permesso di diventare un’icona degli anni ‘70. Come andò? "Cantavo fin da ragazzino: balere, pub e feste paesane. D’estate mi arrangiavo perché a casa servivano soldi. Benzinaio, meccanico, barista, quel che capitava prendevo. A un certo punto mi sono messo a fare l’idraulico, ero bravo". E poi? "Con la musica non ingranavo e tiravo su poco. Decisi di smettere. Al solito avevo sbagliato momento: allora l’idraulico non guadagnava un tubo, oggi sono tutti ricchi. E le pezze al culo ce l’hanno i cantanti". Invece nel 1973 si ritrovò a Sanremo. "Mi aveva cercato il paroliere Luigi Albertelli. Voleva proporre a Mia Martini una canzone per l’Ariston. Disse: tu hai la voce...

"Mimì è stata un’amica e il mio grande amore musicale. Nessuna aveva la sua voce e la sua anima. Se sono qui, dopo mezzo secolo di canzoni, lo devo a lei: mi ha portato fortuna, altro che menagramo. Odio i tanti ipocriti che le stavano alla larga e ora la incensano. La chiamavano l’innominabile. Una montagna di calunnie l’ha schiacciata". Dice quello che pensa e pensa quello che dice. Fuori dai denti. Drupi, all’anagrafe Giampiero Anelli, classe 1947, razza pavese, non fa sconti raccontando di sé e Mia Martini. La fuoriclasse che gli ha permesso di diventare un’icona degli anni ‘70.

Come andò?

"Cantavo fin da ragazzino: balere, pub e feste paesane. D’estate mi arrangiavo perché a casa servivano soldi. Benzinaio, meccanico, barista, quel che capitava prendevo. A un certo punto mi sono messo a fare l’idraulico, ero bravo".

E poi?

"Con la musica non ingranavo e tiravo su poco. Decisi di smettere. Al solito avevo sbagliato momento: allora l’idraulico non guadagnava un tubo, oggi sono tutti ricchi. E le pezze al culo ce l’hanno i cantanti".

Invece nel 1973 si ritrovò a Sanremo.

"Mi aveva cercato il paroliere Luigi Albertelli. Voleva proporre a Mia Martini una canzone per l’Ariston. Disse: tu hai la voce blues, registriamo un provino. Presi cinquantamila lire, me lo ricordo ancora".

Che brano era?

"Vado via. Mimì era entusiasta, ma alla vigilia del Festival alzò il muro come le capitava. Aveva paura di non farcela e si ritirò. Un produttore della Ricordi ebbe l’idea: mandiamoci l’idraulico. Toccò a me".

Un super debutto.

"Sono arrivato ultimo, stesso destino di Zucchero e Vasco. E come loro una marea di dischi venduti: nove milioni in mezzo mondo. Il pubblico decide se vali".

Che cosa le disse Mia Martini?

"Mannaggia a me che t’ho lasciata quella canzone. Ma era contenta. Abbiamo fatto insieme Reginella: lei e un padano che canta in napoletano, emozione autentica".

Poi è scomparsa dai radar?

"Mimì era finita, stroncata dalla maldicenza. Mi sentivo in debito: quando Rai2 mi affidò una trasmissione l’ho voluta con me. Mi piace immaginare che il suo grande ritorno sia stato un po’ merito mio".

Sanremo 1982 fu un’opportunità per entrambi?

"Ho partecipato a otto Festival, quell’anno arrivai terzo dietro Riccardi Fogli e Al Bano e Romina. Presentavo Soli, pezzo scritto con i New Trolls. Mimì portava un capolavoro: E non finisce mica il cielo. Non poteva vincere, inventarono per lei il premio della critica. Una piccola compensazione".

Le piaceva Sanremo?

"Era una pillola amara da mandar giù. Quel palco valeva sei mesi di promozione senza andare in giro a presentare il disco. Sono un pigro".

È considerato un antidivo.

"Sono innamorato della musica ma non ho la smania del successo. Mi piace stare per conto mio. Non me la tiro, sono uno normale".

Con quella voce nera famoso suo malgrado?

"Tante canzoni sono nell’orecchio e nel cuore della gente. Rimani, Piccola e fragile, Sereno è, Sambariò, Bella bellissima, Regalami un sorriso. Mica male eh".

Piccola e fragile è del ‘74: resta speciale?

"Cercavo una canzone d’amore. Tra le coriste c’era Dorina, una ragazza molto brava, bella e piccolina. Sembra fragile, ho pensato. È diventata mia moglie: da 40 anni scriviamo i pezzi a quattro mani, partendo magari da una parola detta a colazione. Non c’è niente di più bello".

È vero che nell’Europa dell’est è un mito?

"Russe, polacche e ceche hanno imparato l’italiano sui miei dischi. Allo stadio Lenin di Mosca sono venuti a sentirmi in centomila. Nel 2003 ho cantato in Piazza dell’Orologio a Praga, primato che condivido con i Rolling Stones".

La Polonia è casa sua.

"Organizza le tournée una mia fan da quando aveva 15 anni: adesso è una bella signora, funzionaria all’ambasciata di Varsavia. Da quelle parti sì che sono una star. Nel ‘78 mi hanno invitato al Festival di Sopot sul Baltico, una specie di Eurosong in chiave Patto di Varsavia. Ospiti artisti stranieri notissimi: c’eravamo Elton John e io. Trent’anni dopo ci siamo ritrovati lì e abbiamo festeggiato".

E la politica?

"Sono diventato amico di Lech Walesa conosciuto a un concerto. Erano i primi tempi di Solidarnosc, tensione, striscioni del sindacato ovunque. Nell’83 ha ricevuto il Nobel per la pace, sono stato testimone della Storia".

Eppure un suo album si intitola Ho sbagliato secolo: perché?

"Mi sento a disagio. Questi politici non mi rappresentano: è intollerabile buttare milioni per banchi a rotelle e monopattini. Non sopporto la tecnologia esasperata e le offese alla natura. Retrogrado? Vorrei vivere nel Tremila".

Come pensa di arrivarci?

"Pescando lungo il fiume. L’odore dell’acqua, il silenzio e l’attesa sono carezze".

Pesca a passata, canne bolognesi: sul Ticino e il Mincio è un numero uno.

"È la mia passione. Nell’85 sono stato nella contea di Fermanagh, regione dei grandi laghi: io e ventuno campioni del mondo per una sfida fra Irlanda, Inghilterra e Italia. Sono arrivato terzo".

Si sente un uomo di frontiera?

"Sono un pellerossa. Durante un tour in Canada sono andato a cercarli nella riserva: mi hanno accolto nel loro popolo".

Giovanni Ticci l’ha disegnata con Tex: capelli lunghi e naso bugiardo, vestito da indiano è Tiger Jack.

"Sono un lettore accanito di Tex, ho dedicato una canzone all’editore Gianluigi Bonelli".

Ma lei da dove viene?

"Ho fatto tanta gavetta. E ho seguito la lezione di mia madre Armanda, sfollata ragazzina dal Polesine alluvionato. E’ stata operaia alla Snia Viscosa per vent’anni e altrettanti ne ha passati come donna delle pulizie. Mi ha insegnato l’onestà della gente di una volta. In cucina era una maga. E’ venuto a mangiare da noi Larry Dunn, il leader degli Earth, Wind and Fire, e ha imparato tre parole d’italiano: risotto, pasta e fagioli".

Se si guarda indietro?

"E’ andata bene. Nella quarantena ho tirato fuori dal cassetto alcuni duetti inediti e vecchie glorie rimasterizzate. L’album si chiama Fuori target & friends, c’è un pezzo con Bollani fortissimo. La musica è la vita. E la famiglia mi regala felicità".

Sereno è rimanere a letto ancora un po’ e sentirti giù in cucina che già prepari il mio caffè E far finta di dormire per tirarti contro me Sereno è...