Mercoledì 22 Maggio 2024

Le origini di Bella Ciao, c’entrano i partigiani? Così è nata la canzone simbolo della Resistenza

Dalla brigata Garibaldi alla guerra in Ucraina, il canto popolare italiano è conosciuto in diverse parti del mondo come inno per la libertà e la dignità

Roma, 25 aprile 2024 – ‘Bella ciao’ è il noto canto popolare italiano legato idealmente alla Resistenza partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Le sue origini, a dire il vero, sono piuttosto controverse. Le radici musicali e socio-culturali del brano potrebbero risalire già alla fine dell’Ottocento o all’inizio del Novecento. Sta di fatto che, a un secolo dalla sua nascita, ‘Bella ciao’ è una delle canzoni italiane più ascoltate nel mondo.

Nella foto del 1949 i partigiani in una strada di  Roma (Ansa)
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Le origini

Secondo lo storico Cesare Bermani, ‘Bella ciao’ era cantata negli Anni Quaranta dalla Brigata Partigiana Maiella attiva in Abruzzo. La cantava nello stesso periodo anche la Brigata Garibaldi nelle Marche. Le due formazioni sarebbero state le prime ad aver combinato melodie classiche con parole e spirito patriottico. Secondo alcuni le sonorità potrebbero essere state ispirate da una nota canzone popolare sovietica, ‘Fischi al vento’, l'inno ufficiale dei combattenti della Garibaldi. Secondo altri, i riferimenti potrebbero essere quelli di una canzone yiddish, dunque di origine ebraica, dei primi Anni Venti del Novecento, o, ancora, di un brano popolare piemontese intitolato ‘Fior di tomba’.

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Come si è diffusa

Il brano si è diffuso al Nord e in altre parti dello Stivale verso la fine delle battaglie per la liberazione del Paese dall’oppressione nazi-fascista. Il cantautore e musicologo Fausto Amodei fu il primo a rielaborare il canto con la connotazione della lotta partigiana, a trascriverlo e registrarne il marchio nel 1963. Nello stesso anno la incise anche Yves Montand (Ivo Livi, di origini toscane) nel disco ‘Souvenirs d’Italie’. ‘Bella ciao’, in quella versione, fu cantata al Festival della Gioventù Democratica a Praga. Venne quindi riscoperta in Italia e riproposta nella nuova veste al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964, dove si cantò anche una versione dedicata alle mondine e al peso del lavoro. A partire da quel momento, ‘Bella ciao’ fece il giro del mondo e riscosse grande successo.

Dalla Casa di carta alla canzone ucraina

Negli ultimi anni la canzone simbolo della Resistenza partigiana è tornata a far parte di un immaginario collettivo, associata a personaggi, momenti e situazioni di lotta per la libertà e per i propri diritti. I fan de ‘La casa di carta’ si ricorderanno del Professore e Berlino che la intonano mentre ripensano al loro passato drammatico e brindano alla loro voglia di riscatto sociale e al piano che hanno messo a punto con il resto della banda delle tute rosse e maschera di Salvador Dalì sul volto. Con lo scoppio della guerra russo-ucraina, nel 2022, la cantante folk ucraina Khrystyna Soloviy ha rielaborato il testo e lo ha riproposto dedicandolo alla Resistenza del suo Paese.

Il testo

Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor. O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! O partigiano, portami via, ché mi sento di morir. E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E seppellire lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior. E le genti che passeranno o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E le genti che passeranno Ti diranno “Che bel fior!”. È questo il fiore del partigiano», o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!

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