Campania sconosciuta

L’anima sconosciuta della viticoltura campana si nasconde nell’Olivella di Carbonara di Nola, nella Pepella, nel Fenile e nel Tintore di Tramonti abbarbicati alla costiera amalfitana, nei profumati e caldi Moscato di Baselice e Moscato di Aquara, nel Forastera ischitano e negli altri millanta che attendono d’essere riesumati dall’oblio. Questo è infatti il regno dei vitigni autoctoni, 112 quelli riconosciuti, che già gli autori classici, da Marziale a loro Plinio il Vecchio, valutavano generatore di vini memorabili. In molti casi la viticoltura è parte integrante del paesaggio: dalle alberate di viti maritate peculiari dell’Asprinio ai terrazzamenti della Costiera amalfitana. 

Con la sola esclusione del Cilento, questo spicchio d’Italia è terra prettamente vulcanica, a spiccata vocazione vinosa. Come conseguenza, dei 23mila ettari coltivati a vite, il 70% ricade nelle colline delle aree interne facendo del Fiano di Avellino, dell’Aglianico del Taburno, della Falanghina e del Greco di Tufo uno straordinario volano di diffusione dei vini campani. Nel nord regionale, l’antica Terra di lavoro, riserva il dono del Casavecchia di Pontelatone Erta dei ciliegi, dal colore rosso carico, destinato all’invecchiamento, potente e deciso. Alle falde del Monte Somma il Caprettone Emblema di Ciro Giordano sprigiona sussurri agrumati e sulfurei con un palato morbido e amaricante mentre nel Cilento sono un migliaio le bottiglie di Aglianicone di Chiara Morra, Rachìa, oggetto di recupero tramite il progetto Terre dell’Aglianicone: echi di tabacco e resina al naso, buon corpo e accenni selvatici in bocca. 

 

Calabria in bottiglia

Il nord della Calabria è caratterizzato dalla presenza della DOC Terre di Cosenza, in cui convergono sottozone, come Verbicaro e San Vito di Luzzi, di lunga tradizione. Magliocco e Greco bianco sono alla base rispettivamente dei vini rossi e bianchi. Il Gaglioppo tra le uve a bacca rossa e ancora Greco bianco consentono invece di aderire alla DOC Cirò, che in buona misura ha fatto scoprire la Calabria enoica al grande pubblico. 

Gaglioppo e Magliocco sono presenti nella DOC Lamezia, i cui vini bianchi – anche spumanti – provengono da Greco bianco e Mantonico. Sullo Ionio reggino la DOC Bivongi (nelle versioni rosso, rosato e bianco) è l’espressione ben riuscita di un mix di uve autoctone mentre il giallo dorato intenso DOC Greco di Bianco, profumato di zagara, rispecchia il vigore del vitigno. 

Tra le IGT, il Palizzi si caratterizza per l’intensità del bouquet di frutta rossa e per la piacevole trama tannica. L’IGT Calabria prevede anche la vinificazione di uva Zibibbo, storicamente presente in Calabria. 

Nel Vibonese Giovanni Celeste Benvenuto è tra i precursori del recupero di questo vitigno, ottenendo un vino dal buon grado alcolico, secco e fresco. Anche la Cooperativa Agri Costa Viola ne sta seguendo i passi.