La crociera del capitano
La crociera del capitano

Il sogno è una piccola flottiglia di leudi, immaginate le caravelle di Colombo, che veleggia nel Mediterraneo. Insieme ai gabbiani, a bordo piccoli gruppi di turisti alla ricerca di emozioni rispettose, non solo delle norme anticontagio per l’estate del Covid, ma soprattutto del mare e delle terre che tra vento e salsedine sono diventate méte. Non più “camion del mare“ carichi di merci, vino formaggio, ardesia, ceramiche, sale, sabbia o “bancarelle galleggianti“ per portare il mercato nei piccoli borghi della costa come succedeva fino a metà del secolo scorso. Allora erano i leudi per mare, si spingevano oltre l’Arcipelago toscano, in Sardegna e fino alla Sicilia, a volte con a bordo intere famiglie che mettevano al sicuro i figli nei barili per salare le acciughe o li legavano all’albero maestro per non farli cadere in acqua. Arrivavano fin quasi sulla spiaggia poi alzavano la veletta di prora per impennarsi e affrontare sicuri il mare impetuoso, forgiavano capitani coraggiosi. «Non è una semplice barca, è come un abito che indossi. Tu sei un pezzo di lei e non viceversa. Lavori trecento giorni come uno schiavo per curarla, pulirla, lucidarla, poi basta che lei ti regali due ore di navigazione e sei appagato». Se ascolti il capitano Roberto Bertonati senza guardarlo la dichiarazione d’amore pare un tantino esasperata. Ma, se vai oltre le parole, la passione la vedi mentre «lei» sfiora il mare con le sue vele latine spiegate come danzasse e lui e il suo «capitano» più che governarla l’accompagna. Lei è la “Zigoela”, ragazzina allegra nel vocabolario spezzino. E’ uno dei leudi rimasti a navigare, una decina tra Liguria e Sardegna, a smarcarsi senza fatica da super e mega yacht che affollano il porto turistico della Spezia, a destreggiarsi silenziosa fra traghetti e motoscafi. Si impone per fascino, non ha bisogno di misurarsi su dimensioni, velocità e tanto meno rumore, con gli “appartamenti galleggianti“, come li chiama il suo capitano Roberto Bertonati.

L’ultimo “vip“ a godersi il suo profumo di legno, cuoio e salsedine, in quest’estate da pandemia, è stato Alex Britti. Un bagno nell’acqua limpida delle piccole insenature tra le rocce che si alternano ai porticcioli delle Cinque Terre, fuori dalle rotte di traghetti e treni affollati, da Portovenere a Lerici, passando lontano dalle “dighe“ di container che hanno preso il posto degli stabilimenti balneari stile liberty dove veniva in vacanza anche il re d’Italia. Quel mare che ha incantato Lord Byron, Percy Bysshe Shelley e sua moglie la romanziera Mary Shelley, George Sand, Charles Dickens, Henry James, Virgina Woolf, David Herbert Lawrence. Oggi “La Zigoela“ aggiunge il suo fascino a quello di luoghi che l’economia militare e quella commerciale non sono riuscite a cancellare. Solo a lei si dedica il capitano Roberto Bertonati da quando ha venduto il suo ristorante a La Spezia: ha portato i suoi vent’anni di esperienza tra i fornelli sul suo leudo, 13 metri e mezzo di legno che accolgono fino a dodici “ospiti”, offrendo loro i gusti tipici della sua terra mentre li accompagna tra le scogliere a strapiombo e le calette dei Parchi di Portovenere e delle Cinque Terre, le spiagge raggiungibili altrimenti solo scendendo lungo ripidi sentieri, e quelle sull’Isola Palmaria.

 

 

 

IL PROFILO

Un marinaio arrivato da lontano

Roberto Bertonati, ogni giorno che il mare lo consente, solca la rotta di un turismo sostenibile, che mantiene la promessa di regalare emozioni, rispettare il territorio e raccontare la sua cultura. Bertonati, padre delle Cinque Terre, è nato nel 1962 a Montevideo in Uruguay dove la famiglia era emigrata. A dieci anni è tornato a vivere alla Spezia. Studi di architettura interrotti, mille lavori, finché si è avvicinato al mondo della vela scoprendo che un suo antenato aveva un leudo con cui caricava sabbia alla foce del Magra e la trasportava nei paesi della costa. Ha fondato e presiede l’associazione Compagnia delle vele latine, con sede alla Spezia, per incentivare il riarmo e la costruzione di scafi tradizionali, promuovere lo studio e la divulgazione della cultura marinara.

 

 

LA PROTAGONISTA

La Zigoela non s’arrende

Zigoela, una ragazzina vivace, in dialetto spezzino, una donzella come il piccolo pesce del Mediterraneo. Varata nel 1998, costruita in quattro anni dallo straordinario maestro d’ascia livornese Mario Cecchi, senza seguire disegni ma solo esperienza, passione e l’amore per la tradizione. Lunga 13 metri e mezzo, larga 4,20, vela latina, è l’unica di 9 Leudi che ancora naviga nel Mar Ligure. Svolge un’opera di divulgazione e conoscenza del Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre coinvolgendo gli ospiti anche nella scoperta dei sapori locali e della cultura dei borghi. Ha conquistato anche Segni, Berlinguer, Mancino, un capo dei servizi segreti. Tra gli ultimi vip che ha “scorazzato” per il Golfo il cantante Alex Britti.

 

 

L’IMBARCAZIONE

Vela latina, che fascino

Il leudo è una barca a vela latina utilizzata per il cabotaggio fino agli ultimi decenni nel Novecento nell’area mediterranea. La forma affusolata dello scafo permetteva di essere calata sulla spiaggia come di affrontare il mare aperto. Quella latina è una vela i taglio triangolare il nome deriva probabilmente dall’aggettivo latino, anticamente facile, agevole. Oggi conosce una rinascita in tutto il Mar Mediterraneo e nel 2018 in Francia l’arte di navigare a vela latina, è stata riconosciuta come “patrimonio culturale immateriale”. Oggi una flotta di pochi leudi testimonia il patrimonio marinaro, un tempo ricchissimo, della Liguria. Un esempio di Leudo originale è il “Nuovo aiuto di Dio” del 1924, alato sulla spiaggia di Sestri Levante.

 

L’ESPERIENZA

A bordo una lezione di vita

Veleggiare la notte sotto un cielo stellato, seguendo le luci dei villaggi, nel silenzio del mare accompagnato dallo sciabordio dell’acqua contro lo scafo. Si può salire a bordo della Zigoela per escursioni giornaliere lungo la costa, aperitivi, cene, per vivere in totale relax la quintessenza della storia della marineria e anche viaggiare con i sensi nelle tradizioni culinarie del territorio. Ma la Zigoela è anche una scuola per bambini e ragazzi, scuola di vita marinara, di educazione ambientale. «A bordo - sottolinea Bertonati - siamo tutti uguali . A terra domina l’arroganza, ti basta un telefono per sentirti padrone del mondo. Ma in mare è lui, il mare, che comanda, c’è ancora solidarietà, rispetto”.