I volti. Le famiglie. La storia. I nomi delle famiglie nella storia dei luoghi. Può essere una chiave per definire Siena capitale del vino. Prima che nei numeri: poco meno di 4mila chilometri quadrati di superficie, la provincia, con 18mila ettari di vigneti, gli stessi della Napa Valley in California, qualcosa più dei 15mila della provincia di Cuneo, ma un terzo della Borgogna (50mila) e un quinto di Bordeaux (100mila). Terre importanti, sì, ma senza i Grandi Protagonisti. La grande aristocrazia rurale, per esempio. Tre nomi per tutti: i Ricasoli, vinattieri dal 1141, sublimati nel Barone di Ferro, lo storico Bettino che inventò le “ricette” del Chianti, uve bianche e rosse per quello quotidiano, solo bacca rossa per i vini longevi. Gli Antinori, di poco più “giovani” (un secolo) all’arte vinaria, di recente approdati alle terre del Gallo Nero Senese con l’acquisizione di due gioiellini (Castello di San Sano a Gaiole e Casa di Pietra a Castellina), ma presenti a Montepulciano, e poi a Montalcino con la tenuta di Pian delle Vigne. E, curioso, in singolare sfida nelle aste per le terre chiantigiane (come per la tenuta di Farneta, in Valdichiana) con un altro grande blasone, i Frescobaldi, pure sbarcati di recente in Chianti Classico con l’acquisto dei vigneti di San Donato in Perano. Di più: dentro la tenuta dei Frescobaldi a Montalcino, Castelgiocondo, c’è l’enclave di Logo Novo. Guarda caso, degli Antinori.

Guerre sì, ma pacifiche. Come quelle per costruirsi la cantina di design ma funzionale, razionale, ecosostenibile. Il via, ancora nel Chianti Classico Senese, a fine anni Novanta da un’altra famiglia storica, gli Stucchi Prinetti della fascinosa Badia a Coltibuono, pionieri di un movimento che avrebbe visto poi sorgere altre cantine archistar: a Fonterutoli, quella della famiglia Mazzei; la Cantina di Montalcino lungo il suggestivo percorso dell’Eroica; la Cantina Salcheto di Montepulciano, acciaio e legno per una rivoluzione green tutta puntata sulle energie rinnovabili. Novità che sposa la tradizione, affidata alle Grandi Firme: ecco a Montalcino i Biondi Santi, la dinastia che ha fatto grande il Brunello (l’azienda è passata ai francesi di Epi ma la famiglia c’è ancora con Tancredi, settima generazione) e i Colombini Cinelli della fattoria dei Barbi, I Costanti patrizi senesi e i Lisini, i Folonari. A Montepulciano, ecco i millenari Contucci, e poi i Boscarelli e gli Avignonesi, i Dei. E a San Gimignano, terra della Vernaccia, i Guicciardini Strozzi, i Giachi, i Falchini.

Tradizione che però ridiventa anche novità con i volti del ricambio. Con le donne: in prima fila Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento del Turismo e delle Donne del Vino e oggi presidente del consorzio della Doc Orcia. Poi Letizia Cesani, che ha guidato con piglio deciso il Consorzio del Vino di San Gimignano, e una giovane enologa e produttrice di Radda in Chianti, Angela Fronti, bandiera di questo nuovo vecchio corso del Chianti Classico. Perché in fondo, per dirla con Oscar Wilde, la tradizione non è che una innovazione ben riuscita.

 

FRANCESCA COLOMBINI CINELLI

Vignaiola che ama scrivere
Toscana e vignaiola purosangue, Francesca Colombini Cinelli è nata Modena nel 1931 dove suo nonno Pio Colombini era rettore dell’Università. Fin da giovanissima, guidata dal pare Giovanni, ha acquisito conoscenza diretta della vita dei campi, delle attività dell’azienda e profonda passione per la terra. Presidente del cda della srl Barbi, si occupa di vino ma ama scrivere: ha pubblicato “Il vino fa le gambe belle” Premio Capri –S.Michele 2005, “Elina Colombini, una gentildonna ai fornelli” e “Nonsolovigne a Montalcino”.

 

GIROLAMO GUICCIARDINI STROZZI

Il suo regno la Fattoria di Cusona
Discendente da potenti banchieri, uomini di Stato, condottieri, ma anche da Lisa Gherardini del Giocondo, la celebre ‘Gioconda’ di Leonardo da Vinci, e dallo storico e filosofo Francesco Guicciardini, il principe Girolamo Strozzi, 81 anni, già professore di diritto costituzionale, è stato negli anni 70 il fondatore del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano. Ama il vino, un buon sigaro toscano, la fotografia e il tennis. Guida con la moglie Irina e le figlie la Fattoria di Cusona.

 

FRANCESCO RICASOLI

La storia del Chianti inizia qui
Pronipote di Bettino detto “Barone di Ferro”, Francesco Ricasoli, 63 anni, da oltre un quarto di secolo alla guida dell’azienda che “ha fatto la storia del Chianti”, e mai orgoglio fu più giustificato, sciorina volentieri i numeri: 240 ettari di vigneti, di cui 160 reimpiantati (sangiovese, ma anche merlot, cabernet, chardonnay), oltre 3 milioni di bottiglie. Lo studio continuo dei suoli e la selezione clonale del Sangiovese di Brolio sono tra le sue passioni più grandi.

 

ALAMANNO CONTUCCI

Il signore dell’export
Discendente di una famiglia presente a Montepulciano già ai primi del Mille, Alamanno Contucci, nato nel 1943, anziché intraprendere la carriera diplomatica per la quale si era preparato, si inserì a tempo pieno nell’azienda di famiglia occupandosi dell’aspetto enologico, commerciale e promozionale, per sviluppare l’export soprattutto negli Usa, in Germania e in Scandinavia. è stato presidente del Consorzio del Vino Nobile dal 1981 al 2004, puntando sulla zonazione del territorio e sulla selezione clonale.

 

DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Podio e cattedra
Donatella Cinelli Colombini è nata nel 1953 in una famiglia di produttori di Montalcino. Nel 1993 ha fondato il Movimento del turismo del vino ed ha inventato Cantine aperte; oggi insegna turismo del vino nei Master di tre università. Nel 1998 ha creato la sua azienda composta dalla Fattoria del Colle a Trequanda e dal Casato Prime Donne a Montalcino. Ha vinto l’Oscar di Bibenda e il Premio Internazionale Vinitaly. è presidente del Consorzio del vino Orcia e delle Donne del Vino. Oggi, l’affiancano nel lavoro il marito Carlo Gardini e la figlia Violante.