Col primo sole la Riviera Adriatica punta già all’estate e, nonostante la preoccupazione per la pandemia, albergatori, ristoratori e bagnini sono pronti ad accogliere i visitatori. Per un altro anno almeno si tratterà per lo più di turisti locali, ma non per questo vanno coccolati di meno. Anzi. E nella Riviera non dormiva mai e che per decenni è stata la “graticola dei tedeschi”, seppure con mascherina, gel e distanziamento, ci si può innamorare ancora. è la promessa di questi luoghi. 
Primo fra tutti il Grand Hotel di Rimini, 112 anni di bellezza e di fascino. Fra quei marmi liberty, a due passi dal mare si sono consumati alcuni dei grandi amori del Novecento. Sultani, principi, donne bellissime e amori struggenti. Lo racconta Federico Fellini, in “Amarcord”, con la luce, come in un sogno, quando insegue le tante mogli del sultano, o illumina di grazia (e ironia) la Gradisca, che si dona al principe. 
È questo la Romagna: ruffiana e bellissima, morbida come i fianchi della Gradisca e languida come il suo sguardo. Ed è qui che si consuma la prima notte d’amore fra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio. È l’estate del 1897 quando Eleonora sceglie Rimini per riposare. È luglio quando “la Divina” arriva sulla spiaggia, a Villa Adriatica, l’albergo allora più prestigioso del litorale. Nel silenzio del mare Eleonora cerca riposo, per lenire il dolore. E’ ancora legata ad Arrigo Boito, ma ama, disperatamente, D’Annunzio, più giovane di lei e imprendibile: “Ora, ora, io ti supplico… vedi, io ti supplico, anima cara, anima cara, ti supplico di non mancare alla promessa fatta. Fa che io ti parli! Io ho tanto bisogno di udirti parlare!”. Così scriveva la Musa al Vate in quei giorni. Poi nel vuoto di quel soggiorno, nel silenzio di quella supplica, inaspettatamente D’Annunzio arriva. È la notte del 19 luglio. Il Poeta riparte che ancora albeggia e lei, inconsolabile, si appresta a scrivergli: “Ieri non potei resistere all’angoscia di vederti partire…”. 
Rimini e la Romagna devono molto a quell’incontro. Qualche anno dopo la “Divina” porta in scena la “Francesca da Rimini”, scritta per lei da D’Annunzio. Si inaugura la “Terza Pagina” sul “Giornale d’Italia”. È il 1901. È il futuro. La “Francesca da Rimini” crea il mito di questi luoghi. Paolo e Francesca, una tragedia moderna, che si consuma, nel tempo di un bacio a due passi da Rimini, a Gradara. Il marito di lei, meno bello e fortunato del fratello, entra, li trova appassionati e persi “galeotto fu il libro e chi lo scrisse”. Quel mito di carne, sovrapponendosi alla notte d’amore di Eleonora e Gabriele, raccontando nello stesso tempo il volo sublime e la caduta infernale, riesce a legare la storia d’amore di tutti i tempi con Rimini e la Riviera. 
In mezzo al mare, fra Rimini e Riccione, a metà strada fra il Grand Hotel, dove dormiva lei, e villa Mussolini, dove dormiva lui, si incontravano, su un pattino a remi (uno di quelli rossi) Benito Mussolini e Claretta Petacci. Amori e storia, piccoli e grandi, alcuni immortali: è il mito della Riviera. 
Nell’anno dantesco, a 700 anni dalla morte di Alighieri, Covid o no, coi teenager che si baciano con la mascherina, riscoprire amori e luoghi fa bene al cuore e all’anima.