Una simulazione Nasa del pianeta Trappist-1 f (LaPresse)
Una simulazione Nasa del pianeta Trappist-1 f (LaPresse)

Roma, 23 febbraio 2017 - DOTTORESSA De Sanctis, ricercatrice dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), che portata ha l’annuncio fatto dalla Nasa della scoperta di sette pianeti sosia della Terra? L'astrofisica Maria Cristina De Sanctis
«Mi sembra un’ottima notizia dal punto di vista scientifico, anche perché probabilmente si tratta di corpi celesti rocciosi come il nostro, Marte e Mercurio. Ciò significa che sono ambienti più promettenti per una possibile presenza di vita rispetto a Giove che è di carattere gassoso».
Parliamo pur sempre di pianeti appartenenti a un sistema solare diverso dal nostro, cioè esopianeti, per giunta a 39 anni luce di distanza dalla Terra.
«Non solo, va anche precisato che siamo davanti a pianeti comunque non perfettamente coincidenti con il nostro mondo. Le condizioni ambientali di quei luoghi non saranno mai sovrapponibili alle nostre. Come dire: meglio restare con i piedi per Terra».
Va bene non faremo le valigie... Tuttavia, ogni volta che viene annunciata la scoperta di un nuovo pianeta l’adrenalina sale. Come se lo spiega?
«L’attitudine all’esplorazione è innata nell’essere umano. Quando abbiamo scoperto tutta l’Europa, ci siamo messi alla ricerca di nuovi continenti. Ora, invece, che la Terra non ha più segreti ci spingiamo fino ai confini dell’universo, nella speranza di scovare corpi celesti a una distanza tale dal Sole e con un certo tipo di condizioni tali da non precludere la presenza di vita».
La Terra ci sta sempre più stretta e in fondo culliamo il sogno di trovare un altro noi magari su Cerere, il pianeta nano più grande del nostro sistema solare sul quale di recente un team di ricercatori italiani coordinati da lei ha individuato tracce di materiale organico.
«Non so se tutti abbiano davvero voglia d’incontrare un alieno... Battute a parte, Cerere è un astro particolarmente ricco di componenti interessanti. Sia chiaro, non è la prima volta che molecole organiche vengono scoperte nel nostro sistema solare. Tuttavia, in questo caso colpiscono l’abbondanza del materiale, presente in quantità maggiore rispetto agli stessi meteoriti, e la marcata evidenza di questi componenti».
 Come siete giunti a queste conclusioni? «Grazie alle osservazioni dello spettometro italiano Vir, fornito dall’Asi (Agenzia spaziale italiana), che si trova a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa. La superficie di Cerere è coperta da filosificati, argille sostanzialmente, in più abbiamo ghiaccio in grande quantità e la più larga distribuzione di carbonati al di fuori della Terra. Ci sono quindi tutta una serie di materiali particolarmente significativi per lo sviluppo della vita».
Tradotto?
«Siamo di fronte a un ambiente non particolarmente ostile alla vita, almeno in forma elementare» Come vi spiegate la presenza di questo materiale? «Le ipotesi al vaglio sono due: l’impatto di un corpo celeste ricco di tali composti o più probabilmente la formazione di molecole organiche direttamente sul suolo del pianeta nano».

image