Isola Gili Trawangan (Indonesia), 6 agosto 2018 - Gianluca Spada, un turista italiano di Bologna si trovava in vacanza con la compagna a Gili Trawangan, una piccola isola in Indonesia a due passi dalla costa di Lombok, quando tutto a un tratto è iniziato l'incubo terremoto.

Cosa stava facendo quando è scoppiato il terremoto? 
"Sull'isola Gili era già buio alle  20 (le due del pomeriggio in Italia). Ero con la mia compagna nel bungalow dove alloggiavamo e ci stavamo preparando per uscire per cena. Improvvisamente mentre ci stavamo vestendo abbiamo sentito una scossa molto forte e lunga. Siamo subito usciti dall'abitazione e ci siamo avvicinati alla piccola piscina di fronte al bungalow in modo tale che se fosse crollato qualcosa non ci sarebbe caduto in testa. Mi ha molto impressionato l'acqua della piscina che si muoveva impetuosamente come fossero onde del mare. Velocemente ci hanno raggiunto altre due coppie e i responsabili del villaggio, che ci hanno dato delle torce. Tutta l'elettricità era saltata e eravamo rimasti completamente al buio. Le scosse continuavano. Erano molto lunghe". 

Di cosa avevate paura? 
"In quel momento il manager del villaggio ci ha avvertiti che saremmo dovuti presto andare via dall'isola perché dopo un forte terremoto di solito arriva anche lo tsunami. Ma per lo stesso motivo in quel momento non potevamo raggiungere la spiaggia, da dove partivano le barche, unico mezzo di trasporto per raggiungere le città indonesiane. E allora ci hanno proposto due alternative: ripararsi su una piccola collina dallo tsunami o raggiungere un campetto da calcio dove non ci sarebbe crollato nulla addosso". 

Il bolognese Gianluca Spada in Thailandia

Cosa avete scelto? ​
"Il campo da calcio. Per raggiungere la collina dovevamo attraversare di notte una strada lunga e impervia, lastricata di palazzi semi-crollati. Una volta arrivati nel campo da calcio, che in realtà era un piccolo giardino abbiamo trovato molte persone accampate e una tenda medica dove venivano soccorsi i feriti. Era una situazione disperata perché era completamente buio e l'unica luce che illuminava le barelle improvvisate per i feriti proveniva dai fari di tre motorini lasciati accesi proprio per far luce. Ma i tentativi di soccorso venivano interrotti dalle scosse di terremoto che non davano l'idea di terminare. Erano le 4 del mattino e dopo 8 ore dall'inizio del terremoto le scosse non ci davano tregua. Non potevamo dormire. Avevamo troppa paura che da un momento all'altro arrivasse lo tsunami. Persino il fruscio delle palme scosse dal vento ci ricordava il rumore delle onde che temevamo stessero per travolgerci".  

Quando siete andati via da quel campo? 
"Verso le cinque e mezzo del mattino la luce del sole ha iniziato a illuminare il campo e il manager del nostro bungalow ci ha invitato a prendere le nostre cose e a dirigerci verso la spiaggia dove sarebbero salpate le barche in direzione Lombok". 

Ma non è stato proprio a Lombok l'epicentro del sisma? 
"Sì, ma era anche l'unica isola da dove partivano le navi per Bali e da lì gli aerei di ritorno. Abbiamo raggiunto la spiaggia verso le 6 del mattino e insieme a noi anche molte altre persone, anzi tutta l'isola che sapeva che l'unico modo per scappare erano delle piccole imbarcazioni che potevano contenere al massimo 40-50 persone. Siamo stati fortunati perché siamo riusciti a salire su una delle prime navi che stava per partire nonostante il mare grosso. Intanto sulla spiaggia era già scoppiato il panico tra le persone che temevano di rimanere sull'isola. Momenti di isteria che hanno portato alcuni a scontrarsi fisicamente". 

Siete riusciti a raggiungere Lombok? 
"Sì, dopo venti minuti di navigazione siamo arrivati ma non avevamo idea dell'inferno che avremmo visto con i nostri occhi. A Lombok uno scenario apocalittico. Interi palazzi crollati, feriti ovunque e gente straziata. Pochi i mezzi di soccorso, soprattutto militari. Siamo riusciti a prendere un taxi che ci ha accompagnati al porto dove stava per salpare un traghetto per Bali". 

Ora dove siete?
"Siamo arrivati dopo 10 ore di navigazione e dopo complessivamente 24 ore di viaggio a Bali dove tra non molto prenderemo l'aereo di ritorno per l'Italia. In questa tragedia più di tutto mi ha colpito l'incredibile umanità delle persone, degli indonesiani in particolare. Tutti si aiutavano reciprocamente e si davano forza l'un l'altro. Aiutavano persino noi, noi che alla fine stavamo bene, mentre loro invece avevano perso tutto".

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