Combo Ansa: Donald Trump ed Emmanuel Macron
Combo Ansa: Donald Trump ed Emmanuel Macron

Washington, 16 aprile 2018 - Mentre l'attacco di Usa, Francia e Regno Unito in Siria contro i presunti arsenali chimici di Assad è oggi sotto i riflettori dell'Onu e dell'Unione europea, Trump smentisce Macron sulla 'missione' americana in Siria: il presidente francese aveva assicurato di aver convinto il presidente Usa che fosse necessario"rimanere più a lungo", ma poche ore dopo il tycoon ha confermato la sua linea: "Via le truppe il prima possibile". La smentita è stata poi confermata ufficialmente dalla Casa Bianca: "La missione non è cambiata. Il presidente ha detto chiaramente che vuole riportare a casa le truppe americane il prima possibile", ha detto la portavoce Sarah Sanders. "Siamo determinati a distruggere l'Isis e a creare le condizioni che ne impediscano il ritorno. Inoltre, ci aspettiamo che i nostri alleati e partner regionali assumano maggiori responsabilità, sia militarmente che finanziariamente, per garantire la sicurezza della regione".

Tornando all'uso delle armi chimiche, Trump si è detto pronto a varare nuove sanzioni contro la Russia, ritenuta "complice" del regime di Assad. Una mossa destinata ad inasprire ancor di più i rapporti tra Washington e Mosca. Dal canto suo Assad irride l'Occidente sottolineando che i raid non avranno altro effetto che "unire la Siria". 

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LA RIUNIONE DEI MINISTRI DEGLI ESTERI UE - Intanto, i ministri degli Esteri europei riunitisi oggi a Lussemburgo hanno chiarito che l'Ue "condanna con forza l'uso ripetuto e continuato di armi chimiche da parte del regime in Siria, incluso l'ultimo attacco a Duma". I ministri hanno poi fatto sapere di considerare i raid di Usa, Gb e Francia "misure specifiche prese al solo scopo di evitare un ulteriore uso di tali armi". Nella conclusione si legge che seppure "il Consiglio sostiene tutti gli sforzi che puntano a prevenire l'uso di tali armi" e che "ulteriori misure restrittive nei confronti della Siria" sono in fase di considerazione, "va rafforzato il processo per trovare una soluzione politica del conflitto siriano -  visto che - non può esserci una soluzione militare".

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GLI ISPETTORI OPAC A DOUMA - Sono già iniziati i primi guai per la delegazione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) che questa mattina avrebbe dovuto cominciare le indagini sul sito del presunto uso di armi chimiche a Douma. Infatti, dopo che oggi all'Aia i diplomatici russi avevano garantito di non interferire con l'operazione, la delegazione britannica dell'organizzazione ha denunciato che agli ispettori non è stato ancora consentito di entrare in città. Rapida la replica del viceministro degli Esteri di Mosca che, citato dalla Tass, ha attribuito la responsabilità del ritardo "agli effetti dell'attacco condotto dagli Usa e dai loro alleati".

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AEREI USA IN SIRIA - Intanto la tv russa denuncia che almeno sette aerei militari statunitensi, l'uno dopo l'altro, hanno effettuato voli di ricognizione nei pressi della costa nord occidentale della Siria, dove si trova la base aerea russa Khmeimim e la base logistica della Marina russa. La ricognizione è stata condotta da sei velivoli anti-sottomarino P-8A Poseidon della Marina Militare statunitense e da un Lockheed EP-3E Aries II. Un aereo da ricognizione e controllo Sentinel R.1 della British Royal Air Force è stato anche inviato in Siria.

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LA LEGA ARABA - Intanto la dichiarazione finale del summit della Lega araba tenutosi nel week end in Arabia saudita non accusa direttamente il regime siriano per l'utilizzo di armi chimiche, smentendo così nella sostanza le parole del ministro degli Esteri saudita, Adel Jubeir, che ieri, durante il summit, aveva attribuito la responsabilità dell'attacco chimico su Douma alle autorità di Damasco. "Ribadiamo con decisione la nostra dura condanna per l'utilizzo di armi chimiche contro la nazione siriana amica, e chiediamo che venga avviata una indagine indipendente per ottenere delle prove e implementare la legge internazionale nei confronti dei responsabili accertati", si legge nella dichiarazione finale della Lega araba.