Roma, 15 aprile 2018 - Un po' deluso, Antonio Tajani, inevitabilmente è. Di quella delusione che non traspare dalle parole, sempre corrette e consone al ruolo di presidente dell’Europarlamento, ma dai toni e dalle pause: si discute tanto di Europa, l’anno prossimo si tornerà a votare per l’Europa, ma quando si arriva al dunque ogni Stato fa da sé. 

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"Facciamo una premessa".

Facciamola.
"L’uso di armi chimiche è un limite invalicalibile contro il quale ci si deve sempre ribellare".

Anche sganciando bombe?
"La parola deve passare alla diplomazia".

Presidente Tajani, che idea si è fatto di questa crisi?
"Spero che il bombardamento sulla Siria sia e resti un episodio unico, e che non si verifichi alcuna escalation. Tutti si preoccupano di tutti, ma spesso ci scordiamo della popolazione siriana che sta sotto i missili. In questo momento è l’augurio che sento di poter esprimere, insieme a quello che Europa e Onu riescano ad assumere un ruolo più incisivo".
 

Come mai l’Unione europea non riesce mai a parlare con una voce sola?
"La politica estera e di difesa è una delle cose più difficili da condividere".

Forse perché si toccano in modo diretto gli interessi nazionali?
"Gli stati europei devono guardare lontano, e pensare il proprio ruolo nel mondo come un ponte tra Stati Uniti e Russia. Si tratta di uno dei valori fondanti dell’Unione. Solo così si riescono a superare certe situazioni, e a recuperare quello spirito di Pratica di Mare che ha visto l’Europa giocare un ruolo fondamentale".

Peraltro non c’è solo la Siria. 
"C’è tutto il Medio Oriente, il Kosovo. All’inizio delle settimana il parlamento europeo si riunirà a Strasburgo e aprirà su questo tema un ampio dibattito. Noi lavoreremo perché la voce dell’Europa possa essere sempre più forte e ci possa essere sempre più Europa nel Mediterraneo".

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Che ruolo potrà avere il parlamento europeo?
"Non abbiamo un compito direttamente esecutivo, ma di stimolo. Non è però meno importante. Tant’è che proprio martedì ci sarà un intervento del presidente francese, programmato da tempo. Ovviamente chiederemo anche della Siria, come farò anch’io che prima avrò con lui un faccia a faccia da soli".

I francesi spesso hanno la tendenza a prendere da soli le iniziative. Ci ricordiamo di Sarkò in Libia.
"Stavolta hanno parlato con gli americani e hanno agito. Ne discuteremo con Macron".

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L’Italia non ha partecipato ai raid. Ha fatto bene?
"L’Italia non ha un governo nella pienezza dei poteri e quindi anche volendo non avrebbe potuto farlo. Detto questo la nostra posizione è tradizionalmente quella del dialogo, pur nel rispetto dell’appartenenza occidentale".

La crisi siriana accelererà la soluzione di quella italiana?
"Un governo serve al più presto, ma sui tempi decide il Capo dello Stato. Abbiamo molta fiducia in lui. Basta che finiscano questi veti".

Quelli reciproci tra Berlusconi e Cinquestelle?
"Guardi, qui l’unico veto è quello del Movimento 5 Stelle su Berlusconi. Ma quando si prendono cinque milioni di voti e si eleggono 170 parlamentari non possono considerarli di serie B. Berlusconi ha solo risposto".