Zhong Zhong e Hua Hua, clonate in Cina nel 2018 (Lapresse)
Zhong Zhong e Hua Hua, clonate in Cina nel 2018 (Lapresse)

Pechino, 24 gennaio 2019 - Cinque scimmie clonate per essere insonni, per riprodurre gli squilibri ormonali legati ai diversi ritmi del sonno, ansia, depressione e comportamenti simili alla schizofrenia, e quindi studiarli. I primati in fotocopia sono il frutto di due esperimenti condotti in Cina, nell'Istituto di Neuroscienze (Ion) dell'Accademia Cinese delle Scienze (Cas) a Shanghai. I ricercatori cinesi per la prima volta sono riusciti, riprogrammando cellule di animali geneticamente modificati con il taglia-incolla del Dna, a riprodurre in animali da laboratorio i disturbi tipicamente umani legati all'orologio biologico e il ritmo sonno-veglia.

Il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata, commenta positivamente la ricerca descritta in due articoli online sulla rivista 'National Science Review'. "Potranno rivelarsi molto preziose per far progredire la ricerca contro diabete, obesità ma anche invecchiamento precoce", spiega il genetista: "Mangiare una pizza a mezzogiorno non è come farlo a mezzanotte. Se le scimmie clonate si riveleranno un modello efficace, potranno permetterci di fare grandi passi avanti". 

"La clonazione è una tecnica ormai assodata, come pure il gene editing, già utilizzato in Cina su embrioni umani. In questo caso a rendere molto interessante lo studio è proprio il gene 'bloccato' dai ricercatori, estremamente importante per il ritmo circadiano. Oltre al fatto che lo studio riguarda un mammifero molto vicino all'uomo". 

Novelli ricorda: "Sappiamo che i disturbi del sonno portano a patologie importanti, come appunto obesità, diabete e invecchiamento precoce. Ma finora non avevamo un animale modello di malattia così vicino a noi: esisteva solo un topo geneticamente modificato, che però è più lontano da noi rispetto alla scimmia". "Finora non abbiamo mai avuto modelli animali adatti a studiare malattie multifattoriali: pensiamo ad esempio agli insuccessi registrati negli esperimenti fatti sui topi contro l'Alzheimer", fallimenti che hanno portato a una via alternativa, "quella delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che permettono di ricreare la malattia in provetta usando le cellule dello stesso paziente per testare i farmaci più efficaci". 

Nel primo esperimento, descritto da  'National Science Review', embrioni di scimmia sono stati modificati geneticamente utilizzando la tecnica che copia e incolla il Dna, la Crispr/Cas9. I ricercatori hanno silenziato negli embrioni uno dei fattori che regolano il ritmo biologico (circadiano), chiamato BMAL1. Dagli embrioni così modificati sono nate le scimmie con disturbi come insonnia, squilibri ormonali legati ai diversi ritmi del sonno, ansia, depressione e comportamenti simili alla schizofrenia. Il coordinatore della ricerca, Hung-Chun Chang: "I disordini del ritmo circadiano possono portare a molte malattie umane, compresi diabete mellito, cancro e malattie neurodegenerative", per questo, ha aggiunto, "le scimmie che abbiamo ottenuto potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo di queste malattie, sia possibili terapie". 

Nel secondo esperimento, coordinato da Qiang Sun, dalle scimmie con i disturbi del sonno sono state prelevate cellule del del tessuto connettivo (fibroblasto). Ciascuna di queste cellule adulte è stata poi trasferita nell'ovocita di un'altra scimmia in precedenza privato del suo nucleo. A questo punto, come per la pecora Dolly e come nel 2018 per le scimmie Zhong Zhong e Hua Hua, clonate sempre in Cina, la cellula adulta ha cominciato a regredire dando origine a un embrione. Le cinque scimmie così sono portatrici della stessa malattia di cui soffriva la donatrice delle cellule. 

Importante anche l'esperimento dell'Università della California a San Diego per creare i primi topi a ereditarietà 'pilotata', grazie un'alterata trasmissione dei geni alla prole che favorisce la diffusione di alcune varianti nella popolazione rispetto ad altre. 

Descritta su Nature, le ricerca mostra i primi mammiferi su cui viene sperimentata con successo questa sorta di reazione a catena genetica, chiamata 'gene-drive', fino ad oggi tentata solo su insetti come le zanzare portatrici di malaria. Anche questo esprimento si basa sull'uso della Crispr: i ricercatori hanno 'ritoccato' il Dna dei topi in diversi momenti dello sviluppo di ovuli e spermatozoi in modo da aumentare la probabilità che venisse trasmessa alla prole una copia modificata di un gene, quello dell'enzima tirosinasi, che regola il colore della pelliccia. Ma l'esperimento ha dato risultati solo nelle femmine, potenziando la trasmissione della copia modificata del gene, aumentando così di molto, dal 50 al 70%, la probabilità di passarlo ai cuccioli.