Offensiva nella Striscia. Acqua di mare nei tunnel. E Netanyahu gela Biden

Il premier israeliano: andremo avanti anche senza il sostegno del mondo. Il leader di Hamas in tv: "Qualsiasi accordo senza di noi è un’illusione".

Offensiva nella Striscia. Acqua di mare nei tunnel. E Netanyahu gela Biden
Offensiva nella Striscia. Acqua di mare nei tunnel. E Netanyahu gela Biden

Il Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, oggi arriva in Israele, dove incontrerà il primo ministro, Benjamin Netanyahu, e il gabinetto di guerra. Ma il premier di Gerusalemme non sembra avere alcuna intenzione di ascoltare suggerimenti, figuriamoci di fare un passo indietro. Tanto che il presidente americano, Joe Biden, inizia a essere molto irritato per la situazione, anche perché fra il conflitto in Medioriente e la difficile situazione in Ucraina, inizia la campagna elettorale per la rielezione nel 2024 con una zavorra che si sarebbe evitato volentieri. Il timing della visita di Sullivan, poi, non poteva essere più azzeccato, visto che, proprio ieri, si è consumato l’ennesimo scambio di visioni fra i due capi di governo. Da una parte, l’inquilino della Casa Bianca ha messo in guardia Israele sul fatto che la guerra a Gaza contro l’organizzazione terroristica Hamas sta provocando troppi morti civili e quindi facendo diminuire anche le simpatie a livello globale nei confronti dello Stato ebraico. Netanyahu, però, tira dritto per la sua strada e ha risposto che Gerusalemme andrà avanti "con o senza il sostegno internazionale", spiegando che "un cessate il fuoco nella fase attuale è un regalo all’organizzazione terroristica Hamas", che le consentirebbe "di ritornare e minacciare i residenti di Israele".

Una frecciatina diretta soprattutto all’Onu, dove da giorni aumentanole richieste per una tregua. Due giorni fa, l’Assemblea Generale, che può fare votare solo risoluzioni non vincolanti, ha approvato a larga maggioranza un documento che chiede un cessate il fuoco immediato. La votazione si è tenuta a pochi giorni da quella dello scorso nove dicembre, quando in Consiglio di Sicurezza, una risoluzione preparata dagli Emirati Arabi Uniti che chiedeva un "cessate il fuoco umanitario immediato" a Gaza, è stata bloccata dagli Stati Uniti, che hanno esercitato il diritto di veto. Un altro gesto di appoggio a un alleato, Israele, che Biden non può lasciare solo, ma che sta diventando sempre più ingestibile.

E dopo tanto fuoco, il prossimo elemento naturale destinato a provocare problemi è l’acqua. Gerusalemme ha iniziato ad allagare con l’acqua del mare i tunnel nei quali, secondo le forze di sicurezza, si nascondono la maggior parte dei dirigenti e dei militanti dell’organizzazione terroristica, ma anche i 135 ostaggi catturati il 7 ottobre e che non sono ancora stati denunciati. I morti sulla Striscia sono quasi 19mila e questa guerra di oltre due mesi non solo rischia di allargarsi, rischia anche di non servire a niente. L’esercito israeliano ha colpito una cellula degli Hezbollah nel sud del Libano mentre un velivolo ha centrato una postazione del gruppo. Il Paese mediterraneo è il fronte dove il conflitto potrebbe allargarsi entro breve, scatenando una escalation regionale preoccupante.

Ma non è il solo. Il governo yemenita filo-iraniano, guidato da Abdel Malek Houthi, ha annunciato oggi di esser pronto a imporre un "assedio marittimo a Israele" a partire dalle coste yemenite del Mar Rosso. Brutte notizie anche dalla Cisgiordania, dove, secondo un sondaggio, è più che triplicato nel giro di un mese, con l’Autorità nazionale palestinese in caduta libera. Il 90% chiede le dimissioni del presidente Mahmud Abbas e in un discorso trasmesso in televisione, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha ribadito che "qualsiasi accordo sulla Striscia di Gaza senza di noi è solamente un’illusione".