Buzz Aldrin sulla Luna (Nasa)
Buzz Aldrin sulla Luna (Nasa)

New York, 19 luglio 2019. La sua è l'impronta più famosa della galassia. Il 20 luglio del 1969 Buzz Aldrin, un'ora dopo aver toccato il suolo lunare, ha fatto un passo avanti, uno indietro e ha fotografato la sagoma del suo scarpone impressa sulla polvere del nostro satellite. “Incorniciata in uno scatto c'era la prova che l'uomo è stato sulla Luna”, scrisse l'astronauta della Nasa nel suo libro 'Magnifica desolazione' (un'autocitazione della sua frase più famosa, pronunciata durante la missione). Ma per il secondo uomo che ha camminato sul mare della Tranquillità, quella passeggiata è stato l'inizio di una lunga e dolorosa discesa agli inferi.

Tornato sulla Terra e catapultato sotto la luce dei riflettori, il pilota del modulo lunare dell'Apollo 11 nato il 20 gennaio del 1930 a Glen Ridge in New Jersey (il suo vero nome è Edwin Eugene), cominciò a sentire crescere dentro di sé un vuoto sempre più grande e spaventoso. Le tournée organizzate dall'agenzia spaziale lo annoiavano. E così nel febbraio del 1970 si unì al Cda della compagnia di assicurazioni Mutual di Omaha. Un lavoro che però non lo rendeva felice. Nell'estate di quell'anno, secondo quanto scrive nel suo libro, cercò di organizzare un summit per permettere ai più giovani di esprimere le loro idee politiche. Ma dopo 20 anni passati nell'Air Force (ha anche combattuto la guerra in Corea, dove ha abbattuto due Mig nemici) e 7 nella Nasa si sentiva inutile e incompreso. “Volevo riprendere le mie attività, ma non c'erano attività da riprendere. Non c'erano obiettivi, nessun progetto in cui buttarmi”.

Dalla depressione alla bottiglia il passo fu breve. “Certi giorni nemmeno mi alzavo dal letto”. Per altri due anni l'inferno privato non smette di tormentarlo. Prova a tornare nell'aeronautica, ma i voli finiti male sono troppi. Nel 1972, poco prima del ritiro dall'Air Force, confessa al Los Angeles Times l'abisso che lo sta divorando. Nel 1974 naufraga (anche a seguito di numerosi tradimenti divenuti di pubblico dominio) il primo matrimonio. Ne seguiranno altri due, entrambi finiti con un divorzio. Dalle sue mogli, Aldrin avrà tre figli. Per raggranellare qualche soldo, comincia a partecipare a conferenze ovunque lo invitino. Su ogni palco racconta, senza troppo entusiasmo, le sue passeggiate sulla Luna. Ma il vizio di alzare il gomito è irresistibile. Spesso Aldrin non si presenta o arriva agli eventi con ritardi monstre. La voce si sparge e gli organizzatori degli show cominciano a evitarlo.

La seconda moglie, Beverly, lo convince a entrare in riabilitazione. I due si sposano la notte di Capodanno del 1975 e Aldrin entra negli alcolisti anonimi. Il matrimonio però va a picco un anno dopo. Un amico conosciuto nel gruppo di supporto gli trova un lavoro a Beverly Hills come rivenditore di Cadillac. “Ero troppo onesto. La gente non credeva fossi veramente io. Quando si convincevano, passavo il mio tempo a firmare autografi e raccontare il mio viaggio sulla Luna ai clienti”. Il demone dell'alcol però torna a perseguitarlo e nel 1978 viene arrestato dopo aver tentato di buttare giù la porta di casa di una sua nuova fidanzata. Quell'episodio lo convince a dire basta. Nel 1988 chiede che il suo soprannome 'Buzz' (dovuto a un errore di pronuncia della sorella), diventi di fatto il suo vero nome. Il permesso gli viene accordato. Nel 2016 partecipa a una missione al Polo Sud, dove raggiunge la stazione Amundsen-Scott a 86 anni. In tutti questi anni, costellati di alti e bassi, non ha però mai smesso di sognare lo spazio. “Presto – ha spiegato più volte – l'uomo arriverà su Marte”.