Teheran, 2 gennaio 2018 - Non si placano le proteste e le manifestazioni antigovernative che scuotono l'Iran dal 28 dicembre e che hanno interessano ben 29 province. Nella notte sono morte altre persone tra le quali c'è un bambino di 11 anni. Lo rende noto la Tv di stato iraniana, aggiornando a 23 il numero delle vittime dall'inizio delle proteste. Le vittime hanno perso la vita in scontri con le forze dell'ordine nella città di Qahderijan, nella provincia di Isfahan, mentre il bambino sarebbe satato ucciso da proiettili vaganti nella città di Khomeinyshahr, passando con il padre nei pressi di una manifestazione. Morto anche un membro dei Guardiani della rivoluzione, ucciso da colpi di fucile a Kahriz Sang. Sono 450 i manifestanti arrestati da sabato, secondo quanto riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht. Secondo questo bilancio, 200 persone sono state arrestate sabato, 150 domenica e 100 nella giornata di ieri.

Iran proteste (Ansa)

La capitale Teheran ha finora visto proteste relativamente piccole rispetto a quelle in corso in altre aree del Paese. "Sappiamo che la situazione a Teheran è più calma rispetto ai giorni precedenti. Già ieri era più tranquilla", ha affermato il vice prefetto Naserbakht, mentre il Il vice ministro dell'Interno, con delega alla sicurezza e all'applicazione della legge, Hossein Zollfaghari ha detto oggi che i disordini in corso nel paese "finiranno presto" e che "la calma è già tornata nella maggior parte delle città". Intanto, il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, ha detto oggi che alcune delle persone arrestate  nel corso delle proteste potrebbero essere condannate a morte con l'accusa di 'Muharebeh' (guerra contro Dio).

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KHAMENEI PUNTA IL DITO CONTRO I "NEMICI DELL'IRAN" - Forte la risposta della massima autorità dell'Iran l'Ayatollah Ali Khamenei, che nel primo intervento dall'inizio delle proteste ha dichiarato: "I nemici dell'Iran hanno rafforzato l'alleanza per colpire le istituzioni islamiche del Paese" e "Con denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, hanno provato a minare il sistema". Secondo Khamenei, questi nemici apettano "l'occasione per infiltrarsi e colpire il popolo iraniano" (VIDEO). Anche se non è chiaro a chi si riferisca l'Ayatollah quando parla di 'nemici', Il portavoce dei Guardiani della rivoluzione, il generale Ramezan Sharif, ha fatto chiarezza oggi, denunciando apertamente "il sostegno dichiarato e segreto degli Stati Uniti, del regime sionista e dei sauditi ai rivoltosi in Iran" durante un'intervista all'agenzia di stampa Irna.

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Ancora critiche dagli Usa, dove l'amministrazione Trump fa pressioni su diversi Paesi perchè sostengano il diritto degli iraniani a protestare in modo pacifico e si è detta pronta a imporre nuove sanzioni se Teheran decidesse di reprimere con la forza le manifestazioni di piazza. E' quanto hanno detto al Wall Street Journal fonti americane, precisando che le sanzioni potrebbero colpire i Guardiani della rivoluzione, per minimizzare i danni economici agli iraniani coinvolti nelle proteste.  

Di diverso avviso la Turchia, dove il ministero degli Esteri ha espresso "preoccupazione per le proteste che vanno avanti in strada, per i morti e per gli attacchi subiti dagli edifici pubblici" sottolineando allo stesso tempo "l'apertura del presidente iraniano Hassan Rohani alle manifestazioni pacifiche". La Turchia ha inoltre messo "in guardia da possibili ingerenze esterne e frasi dette al fine di provocare una escalation della tensione nel Paese".

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