Teheran, 17 gennaio 2020 - Oggi in Iran è il giorno dell'ayatollah Ali Khamenei. A otto anni dall'ultima volta, la guida suprema del Paese è tornato a guidare il sermone del venerdì di preghiera, rivolgendosi alla popolazione in uno dei momenti più difficili dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Il discorso dalla moschea Musalla, nella capitale Teheran, arriva al culmine di settimane di crescenti tensioni con gli Usa e dopo le proteste interne per l'abbattimento del volo ucraino.

E così l'ayatollah è subito partito all'attacco degli Stati Uniti, che "hanno svelato la loro natura di terroristi" con l'uccisione di Qassem Soleimani. ''Il fatto che l'Iran abbia il potere di schiaffeggiare" un Paese "arrogante dimostra che Dio ci sostiene''. Ancora più pesanti le parole rivolte a Donald Trump, definito "un pagliaccio con un pugnale avvelenato che vuole colpirci alla schiena". Tra propaganda ed esortazioni, l'ayatollah ha cercato di ricompattare il popolo iraniano puntando anche il dito contro Israele, "un tumore collocato dai nemici nella regione dell'Asia occidentale".

Ma la furia della guida superma dell'Iran si è abbattuta anche sui governi di Gran Bretagna, Francia e Germania, "spregevoli", "malvagi" e "inaffidabili". "Sono governi sottomessi all'America e vogliono mettere in ginocchio il nostro popolo, ma se la stessa America che è molto più grande di loro non è riuscita a mettere in ginocchio il nostro popolo come pensano di fare loro che sono piccoli". Da qui il netto no al "dialogo sul nucleare" con l'Ue. "Obbediscono agli ordini degli americani e i negoziati con noi sono un inganno", ha detto ancora Khamenei, per il quale "l'unica strada da percorrere è che l'Iran diventi più forte e potente e non solo in campo militare". 

L'ayatollah ha poi affrontato la "tragedia amara" dell'abbattimento dell'aereo ucraino a Teheran da parte delle stesse forze iraniane. "L'incidente ci ha bruciato il cuore. Ma alcuni hanno cercato di sfruttarlo in modo da dimenticare il grande martirio e il sacrificio" del generale Soleimani, capo del braccio delle operazioni estere delle Forze Quds, definite da Khamenei "un'organizzazione umanitaria". E Khamenei è tornato più volta sulla figura del generale ucciso dagli Usa, definendolo "il comandante più forte nella lotta contro il terrorismo".

"I nostri nemici erano tanto felici quanto noi eravamo tristi per l'incidente, contenti di aver trovato qualcosa per mettere in discussione le Guardie, le forze armate, il sistema. Le poche centinaia che hanno insultato l'immagine del generale Soleimani, sono il popolo iraniano? O questa folla di milioni di persone nelle strade?", ha evidenziato ancora facendo riferimento alle proteste "manipolate" contro i Pasdaran. Le recenti proteste di piazza dunque ''non cambieranno la politica iraniana'', ha rimarcato. ''Il popolo iraniano ama e vuole la resistenza rispetto ai potenti del mondo. Non vuole capitolare, anche 41 anni dopo la rivoluzione'', ha quindi concluso Khamenei. 

Usa, 11 militari feriti durante l'attacco alla base in Iraq

L'attacco missilistico iraniano alla base irachena di Al-Asad ha provocato il ferimento di undici soldati americani. I militari sono stati ricoverati in ospedale dopo avere accusato sintomi di commozione cerebrale dopo alcuni giorni dall'attacco. A darne notizia la Cnn che riporta la conferma del capitano Bill Urban, portavoce del comando centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle truppe in Medio Oriente. In un primo momento il Pentagono aveva affermato che vi erano stati danni alle strutture ma non alle persone.