L'acqua inizia a toccare le pendici della città di Hasankeyf (Reuters)
L'acqua inizia a toccare le pendici della città di Hasankeyf (Reuters)

Istanbul (Turchia), 18 giugno 2019 - «Non è mai troppo tardi per Hasankeyf». Ci hanno provato. Ma non ci sono riusciti. Nonostante la mobilitazione per la cittadina millenaria, scavata nelle rocce della valle del Tigri, sia stata rilanciata sui social di tutto il mondo, alla fine il tempo è inesorabilmente scaduto. Non ce l’hanno fatta i suoi abitanti e gli studiosi del pianeta a fermare l’avanzata dell’acqua. Già, perché da qualche giorno è iniziato il processo di riempimento del bacino della maxi-diga di Ilisu, nella provincia sudorientale a maggioranza curda di Batman, che è destinata a sommergere, appunto, la cittadina di Hasankeyf sul fiume Tigri, tra i più importanti centri della Mesopotamia con 12 mila anni di storia, insieme ad altri 199 villaggi della zona. Una storia che sarà sommersa per sempre. Quella individuale, dei cittadini, trasferiti altrove e quella dei monumenti e dei siti archeologici. Senza contare le ricadute geopolitiche, vista la riduzione del flusso idrico del Tigri in Iraq, dove già si registrano gravi problemi di siccità. I circa seimila abitanti saranno trasferiti in una new town, mentre alcuni dei millenari monumenti sono stati portati via con controverse operazioni fortemente criticate da alcuni archeologi.

La nuova città è stata costruita sull’altra sponda del fiume, con case appena edificate, moderne così quando gli abitanti hanno ricevuto la telefonata del governo («è stata costruita per voi una casa sull’altra sponda del fiume. Prendere o lasciare»), i più hanno accetatto. Che dovevano fare altrimenti? Qualcuno, invece, ha preferito già da tempo trasferirsi verso centri più grandi, come Batman, a circa 40 km di distanza. Decisamente peggio è andata agli antichi monumenti. Sono stati smembrati, infatti, pezzo per pezzo e ricomposti altrove, oppure sono stati ricostruiti ex-novo, oppure ancora lasciati dove l’acqua li sommergerà a breve. La diga Ilisu – progettata per la prima volta nel 1954, rievocata da Erdoğan e autorizzata nel 2006 – diventerà operativa in queste settimane. L’innalzamento del fiume provocherà la scomparsa di più di un centinaio di villaggi, lo spostamento di migliaia di persone, pericolosi cambiamenti idrogeologici, mutazioni microclimatiche poco (o per nulla) studiate. Costato oltre 1,3 miliardi di euro, il progetto ha subito negli anni diversi rallentamenti dovuti anche al ritiro di finanziatori internazionali proprio per i timori di danni al patrimonio archeologico e naturalistico. Lo sbarramento, che dovrebbe contenere fino a 10 miliardi di metri cubi d’acqua da impiegare per la produzione di 1.200 megawatt di energia idroelettrica, fa parte del progetto Gap lanciato negli anni ‘60.

«I centri che verranno sommersi dalla diga sono 199 – raccontano alcuni abitanti che hanno cercato di fermare il progetto –. Per la nostra lotta, abbiamo puntato su Hasankeyf perché la sua immagine era la più spendibile, anche a livello internazionale. Purtroppo, la nostra richiesta di farne un Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco non è stata accettata: ‘solo’ 9 criteri approvati su 10». Così, tra pochi giorni, Hasankeyf sarà definitivamente sommersa. E con lei spariranno le tracce lasciate nel corso dei millenni da artukidi, hurriti-mitanni, assiri, urartu, medi, persiani, romani, sasanidi, bizantini, selgiuchidi, ayubbidi e ottomani. Una città e mille civiltà letteralmente con l’acqua alla gola. Per sempre.