Chi sono i capi di Hamas: dal macellaio alla primula rossa. Gli ordini arrivano da un Hotel a 7 stelle

Haniyeh, il capo politico, ha coordinato l’assalto contro Israele da un albergo in Qatar. Il capo militare si chiama Deif: più volte dato per morto, si nasconde in una località segreta

Roma, 11 ottobre 2023 – Da un ordinatissimo e moderno ufficio di Doha, la capitale del Qatar, il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh si prostra a braccia in avanti su uno spesso tappeto beige per celebrare gli eccidi del 7 ottobre.

Dall'alto a sinistra in senso orario: Khaled Mesh' AL; Ismail Haniyeh; Mohammed Deif; Yahya Sinwar
Dall'alto a sinistra in senso orario: Khaled Mesh' AL; Ismail Haniyeh; Mohammed Deif; Yahya Sinwar

Con lui festeggia una folta schiera di dirigenti in esilio, tutti uomini ovviamente. Da alcuni anni il numero uno di Hamas, il Movimento di Resistenza Islamica, vive in un albergo a sette stelle dell’emirato con la moglie e con i suoi tredici figli. Nel video del festeggiamento esordisce con uno stentoreo "si deve completare il ciclo delle intifadah (rivolte in arabo ndr.)". Haniyeh è nato il 4 gennaio del 1963 nel campo profughi di Al Shati nel nord della Striscia di Gaza. Il 9 ottobre Al Shati è stato bombardato pesantemente dall’aviazione israeliana.

Il capo politico

Il capo politico di Hamas è diplomato in "lingua e letteratura araba" e d è stato il braccio destro del fondatore dell’organizzazione, lo sceicco Ahmed Yassin ucciso dagli israeliani. È stato arrestato per aver partecipato a manifestazioni di protesta nel 1987, nel 1988 e nel 1992, l’anno nel quale con il consenso di Beirut fu trasferito nel sud del Libano assieme ad altri 451 militanti di Hamas e della Jihad islamica filoiraniana. Dopo dodici mesi ritornò a Gaza e diventò preside dell’Università islamica.

All’epoca ostentava ancora una timida propensione al pragmatismo. Secondo il Gatestone Institute, un think tank noto per le sue posizioni critiche nei confronti dei musulmani, il Qatar "continua a destinare milioni di dollari alla Striscia di Gaza".

Il macellaio

Dall’esilio Haniyeh ha delegato la gestione degli affari politici correnti a Yahya Ibrahim Sinwar, 61 anni, nato nel campo profughi di Khan Younis, nel sud della Striscia e arrestato per la prima volta quando aveva appena 20 anni e frequentava l’università islamica di Gaza. Nel 1985 Sinwar costituì ’l’ufficio sicurezza’ di Hamas. La sua inflessibilità gli procurò il soprannome di ’macellaio di Khan Younis’. Le porte del carcere si sono riaperte per lui nel 1988. Nel 2011 è stato rilasciato assieme ad altri in cambio della liberazione del carrista israeliano Gilad Shalit. Nel marzo del 2021 è stato eletto per un secondo mandato di 4 anni.

Il capo militare

Il capo militare di Hamas a Gaza è Mohammed Deif. Di lui si sa solo che, come Sinwar, è nato nel campo profughi di Khan Younis negli anni Sessanta. Il suo vero nome è Mohammed Diab Ibrahim el Masri. Ha studiato all’Università islamica di Gaza. In quegli anni ha partecipato a manifestazioni organizzate da Hamas che lo hanno portato, inevitabilmente, in cella. È il cervello delle Brigate Ezzeddin al Qassam. Dato per morto dal Mossad, il controspionaggio estero israeliano, si è saputo invece che ha solo perso le gambe e che è costretto a campare in carrozzella. I suoi uomini hanno prodotto il primo drone nel 2014. "Sarà l’11 settembre di Israele", ha commentato il 7 ottobre. È il primo dei ricercati nella lista di Gerusalemme.

L’ex colonnello di Saddam

Sempre ad una Università Islamica, ma a quella di Baghdad, si era laureato anche Abu Bakr al-Baghdadi, capo dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (in sigla Isis) dal sedici maggio del 2010. Negli anni precedenti aveva presieduto tribunali coranici e ordinato esecuzioni eseguite in pubblico. Per lui la violenza e il sangue erano mezzi irrinunciabili "per intimidire i nemici e per fare proseliti". Nella sua nomina fu determinante Samir al Khalifawi, nome di battaglia Haji Bakr, un ex colonnello dei servizi segreti dell’Aeronautica di Saddam Hussein che all’epoca aveva bisogno di immettere un personaggio di solida caratura religiosa nella resistenza armata agli americani e ai loro alleati locali.