Giovedì 13 Giugno 2024
ANTONELLA COPPARI
Elezioni

Verso le Europee, l’appello di Meloni: "Non penso ai risultati. Temo solo l’affluenza"

La premier difende in tv le riforme. Una campagna stile Berlusconi

Roma, 7 giugno 2024 – Giura che non è un appello al voto per il suo partito ma solo per il bene della democrazia. "Ho bisogno che i cittadini non si girino dall’altra parte. Ma non perché io sia preoccupata per i risultati, mi spiace se poche persone si recano alle urne" . Però non manca di specificare: utilizzerò "ogni croce sul simbolo di FdI per portare a casa risultati per gli italiani". La realtà è che, soprattutto nelle ultime settimane, in questa campagna elettorale Giorgia Meloni si è impegnata a fondo. Spronata dai sondaggi e dalla percezione di un rischio maggiore di quanto non immaginasse all’inizio. Se il risultato fosse inferiore a quello del 2022, infatti, sarebbe un mezzo disastro. Certo, nelle piazze la presidente del Consiglio si è vista pochissimo, solo una volta a Roma.

La premier Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni

In compenso è stata presente in tv, sui social, sulle prime pagine. E alla fine ha rotto gli argini sfruttando la postazione di governo. Diversi provvedimenti lampo, tra cui spicca quello sulle liste d’attesa perché è il tema che più flagella gli italiani. Ospite di Bruno Vespa su Raiuno – territorio non ostile – per il gran finale, esordisce su quel tema: "C’è un governo che si è occupato di questa materia e non mi pare sia stato fatto in passato. Affrontare la questione non è facile ma una politica seria deve affrontare le questioni difficili. Aiuto i malati, non i privati".

Poi l’Albania e l’immigrazione, altra nota dolente perché gli arrivi, pur se in calo, sono molti e l’estate è alle porte. Il viaggio a Tirana serviva a turare la falla. "Ridicolo dire che i soldi andavano messi sulla sanità: gli stessi migranti se li portiamo in Italia sono sempre a carico dello Stato". In aggiunta la promessa di mettere mano alla Bossi-Fini, ma solo nei particolari tecnici: "Giusto il principio, le norme però vanno aggiornate. I dati sui flussi sono inquietanti". Poi la giustizia, "con la riforma la politica fa un passo indietro".

E la social card, sia pure a getto ritardato: sarà operativa a settembre. "Destiniamo alla Carta 600 milioni di euro e questo ci consente di alzare il plafond a 500 euro e di allargare la platea dei beneficiari". E se non si può fare di più la colpa è del solito Superbonus, "soldi buttati dalla finestra". Quindi, l’avvertimento: "Lo stop della Commissione europea sull’assegno unico dimostra perché questa Ue va cambiata. Per loro si deve dare anche agli stranieri, anche a chi ha i figli non residenti in patria. Così, non è più sostenibile".

In realtà Giorgia Meloni non si scosta molto dal modello ineguagliabile del maestro Silvio. Non solo per la sovrapposizione di ruoli tra premier e candidata o per la maestria nel mettersi al centro del palco. Ma soprattutto per la scelta di cucirsi addosso un ruolo e di restargli fedele. Per Berlusconi era quello dell’imprenditore di successo, per lei quello della ragazza venuta dal basso che si è fatta largo a spallate. Il verdetto sulla prestazione spetterà agli italiani: si conoscerà fra poco.