Alle pagine 2 e 3 Giampaolo Pioli ci racconta come negli Usa – dopo tante fake news – si sia tornati in massa ai cari vecchi quotidiani, digitali o cartacei che siano; e Ferruccio de Bortoli ci spiega perché il giornalismo viene ancora ritenuto indispensabile anche dai politici che lo volevano rottamare. Si conferma insomma il vecchio detto secondo il quale chi sposa le mode rimane presto vedovo.

La moda degli ultimi anni era appunto quella: "Voi dei giornali siete tutti morti", aveva detto Gianroberto Casaleggio ai giornalisti del Corriere, dov’era stato invitato proprio da de Bortoli. Ma i suoi eredi politici – Di Maio in primis, ma anche Di Battista, che scrive libri e articoli su un quotidiano – si sono incaricati di smentire la sua profezia. La Rete è una cosa magnifica, della quale ormai non potremmo fare a meno. Ma anche la Rete non può fare a meno dell’antico mestiere del giornalismo: intanto, perché la stragrande maggioranza di ciò che anima il dibattito sui social è ripreso da ciò che hanno pubblicato i giornali; e poi perché i giornalisti, con tutti i loro difetti ed errori, hanno accesso alle fonti, hanno una preparazione specifica, e quando sbagliano ne rispondono civilmente e penalmente. Il giornalismo ha insomma delle regole, delle quali non si può fare a meno se si vuole essere informati.

C’è poi un tema – che de Bortoli tratta con efficacia – che vorrei fosse ben chiaro ai lettori. Ed è quello della libertà. Non pensate, cari lettori, che questa discussione sul futuro dei giornali sia per noi addetti ai lavori. È qualcosa che deve stare a cuore soprattutto a voi: perché i giornali sono fatti da persone in carne e ossa, hanno proprietari di cui si sa tutto, sono radicati nei vostri territori, sono numerosi e quindi offrono una pluralità di informazioni. Sulla Rete, invece, non sapete con chi avete a che fare, non sapete dove siete: al contrario, chi governa la Rete sa tutto di voi, dei vostri gusti e dei vostri desideri. E chi dispone dei vostri dati è in qualche modo padrone di voi. Altro che libertà.
Il mondo va avanti e nessuno si sogna di fermarlo con operazioni-nostalgia. Ma di dargli delle regole, questo sì.