Consultare la base per una vicenda giudiziaria ha un precedente storico. «Volete libero Barabba o Gesù?». È noto come è andata a finire. La consultazione on line della base grillina sull’autorizzazione a procedere contro Salvini per il caso Diciotti non ha certo le stesse proporzioni bibliche, ma non può essere sbrigativamente derubricata a un pilatesco bisogno di lavarsi le mani da parte dei vertici a 5Stelle.

Lo dimostra il movimento di truppe in vista del voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau, divise tra la fedeltà ai principi originari del grillismo – si vota sì perché ci si difende nei processi e non dai processi –– e quella alla tenuta del governo Conte che, va ricordato, si è assunto collegialmente la responsabilità delle scelte del ministro dell’Interno. Il governo, in realtà, probabilmente rischia meno di quel che sembra per una ragione su tutte: la consultazione della base non vincola – a norma di legge – i parlamentari 5Stelle e non ha certo torto chi la paragona al giro delle sezioni vecchia maniera. Comunque vada a finire il caso Diciotti era già un argomento di pressing sull’alleato di governo. Ora, con le consultazioni on line, diventa ancora più forte. 

I casi di frizione interni alla maggioranza, d’altra parte, proliferano di giorno in giorno: la Tav, l’autonomia regionale, il reddito di cittadinanza, le nomine a partire dalla presidenza dell’Inps, la chiusura domenicale dei negozi, porti chiusi o porti aperti. Temi che logorano l’alleanza giallo verde e sui quali il Movimento 5 Stelle rischia ulteriori spaccature. L’orientamento dei senatori che partecipano alla Giunta per le immunità del Senato, chiamata a rispondere al Tribunale dei ministri di Catania, sembra essere per il no all’autorizzazione a procedere. Come si comporteranno se dalla piattaforma Rousseau dovesse uscire pollice verso al ministro dell’Interno e vicepremier? Quali le conseguenze politiche delle loro scelte? Dubbi che potranno essere sciolti solo a consultazione chiusa, in una settimana che si chiuderà con un altro voto di peso: quello dei sardi, domenica prossima. 

Poi c’è il Pd. Che merita una riflessione a parte per la piega che sta prendendo sull’autonomia regionale. Tra le fila dem aumentano i contrari alle richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Regione, quest’ultima, guidata dal dem Stefano Bonaccini e portatrice di un’intesa sull’autonomia con il passato governo a guida Pd di Paolo Gentiloni. Un fuoco amico. Incomprensibile.