La ricostruzione del ponte di Genova
La ricostruzione del ponte di Genova
Arrivano i commissari per le grandi opere pubbliche bloccate da cavilli burocratici, veti e carte bollate. Da oggi si fa sul serio, nel senso che entra finalmente nella fase operativa, dopo due anni di tira e molla, il famoso decreto "sblocca cantieri". Ieri, il ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini, ha preso carta e penna e firmato i decreti di nomina di 29 commissari che avranno il non facile compito di riaprire e, possibilmente, chiudere in tempi rapidi 57 mega-cantieri. In tutto un pacchetto di investimenti che valgono 83 miliardi con la creazione, entro il 2025, di circa 100mila nuovi posti di lavoro. Niente male in era di Covid. Nell’elenco diffuso ieri dal ministro ci sono 16...

Arrivano i commissari per le grandi opere pubbliche bloccate da cavilli burocratici, veti e carte bollate. Da oggi si fa sul serio, nel senso che entra finalmente nella fase operativa, dopo due anni di tira e molla, il famoso decreto "sblocca cantieri". Ieri, il ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini, ha preso carta e penna e firmato i decreti di nomina di 29 commissari che avranno il non facile compito di riaprire e, possibilmente, chiudere in tempi rapidi 57 mega-cantieri. In tutto un pacchetto di investimenti che valgono 83 miliardi con la creazione, entro il 2025, di circa 100mila nuovi posti di lavoro. Niente male in era di Covid.

Nell’elenco diffuso ieri dal ministro ci sono 16 infrastrutture ferroviarie (per 50,8 miliardi), 14 stradali (10,9 miliardi), 12 caserme per la pubblica sicurezza (528 milioni), 11 opere idriche (2,8 miliardi), 3 infrastrutture portuali (1,7 miliardi) e la metropolitana di Roma (5,9 miliardi). La torta più consistente (36,3 miliardi) andrà al Sud. Al Nord l’investimento complessivo si ferma sui 21,6 miliardi. Al Centro, 24,8 miliardi. "Se non vedrete i cantieri aperti potrete dire che il governo ha scherzato", chiosa il presidente del Consiglio, Mario Draghi, assicurando "tempi certi". Il premier ha assicurato che le 57 opere figurano in "cronoprogramma dove si vede esattamente la data di apertura dei cantieri".

Ma, al di là delle cifre, quello che più conta è che nella lista ci sono opere bloccate da anni, eterne incompiute. Come la Statale jonica, la Ferrovia Ferrandina Matera. Ma anche il potenziamento della Salaria, il collegamento fra Orte e Civitavecchia, il raddoppio dei binari della Pontremolese (2,37 miliardi) sul quale vigilerà il responsabile Rfi del Terzo Valico. Sarà realmente la volta buona? I 29 commissari sono stati selezionati tra i vertici di Anas e Ferrovie, le due aziende a cui fanno capo gran parte delle opere sbloccate ieri. Il ministro Giovannini ha anche assicurato che sono "già al lavoro". Di fatto avranno poteri speciali, non pari a quelli utilizzati per il Ponte Morandi ma molto vicini.

In primo luogo potranno assumere ogni decisione necessaria per riaprire i cantieri, anche rivedendo i progetti. Potranno derogare dalle norme sui contratti pubblici e assumere direttamente la funzione di stazione appaltante bandendo le gare. Avranno una corsia preferenziale anche in materia di licenze e autorizzazioni. Con due limiti ben precisi, però. Prima del disco verde dovranno passare per le forche caudine delle autorità regionali competenti, alle quali spetterà il via libera sui progetti. Inoltre, non potranno fare a meno di confrontarsi con le istituzioni che vigilano sui beni tutelati. Anche in questo caso potrebbero nascondersi insidie e ritardi. Il primo compito dei commissari sarà, in ogni caso, mettere nero su bianco un cronoprogramma realistico dei cantieri.

Per quest’anno ne apriranno una ventina, altri 50 nel 2022 e 37 nel 2023. Il ministero, inoltre, monitorerà ogni tre mesi la realizzazione delle diverse fai per rimuovere eventuali ostacoli. Con i sindacati, è stato firmato un protocollo che prevede turni sulle 24 ore. Si lavorerà, insomma, giorno e notte. Le opere sbloccate ieri sono una prima parte della lunghissima lista delle 800 incompiute censite dai costruttori. Al ministero si sta lavorando già ad una seconda lista di cantieri prioritari da sbloccare. Ma nel mirino ci sono anche i fondi del "recovery plan" destinati alle infrastrutture. Sono circa 50 miliardi e dovranno essere non solo impegnati ma anche spesi entro il 2026.