Laura Castelli con alle spalle le foto di Salvini e Di Maio (ImagoE)
Laura Castelli con alle spalle le foto di Salvini e Di Maio (ImagoE)

Roma, 29 novembre 2018 - Le tessere per il reddito di cittadinanza saranno stampate da Poste. A dirlo è il vicepremier Luigi Di Maio, che viene così in soccorso del sottosegretario all'Economia, Laura Castelli, finita nel mirino delle opposizioni (dal Pd a FdI) e non solo per le sue fumose spiegazioni su chi si starebbe occupando della realizzazione delle card che dovranno servire per uno dei provvedimenti cardine della manovra 2019.

"Già da due settimane ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste per avviare il sistema del reddito di cittadinanza, e questo include anche le tessere. Non c'è nessun giallo", spiega infatti il ministro del Mise e del Lavoro da Bruxelles. 

Ieri, alla trasmissione 'Otto e mezzo' su La7, la grillina Laura Castelli aveva annunciato della stampa delle tessere elettroniche per erogare il reddito di cittadinanza ma senza fornire alcun particolare. Anzi, incalzata dalle domande di Lilli Gruber e di Alessandro Sallusti, aveva risposto: "Le tessere e altre cose sono dettagli che renderemo noti tutti assieme". Ora dunque il chiarimento da parte dello stesso Di Maio.

RICORSO ALL'ANAC - Tutto risolto quindi? Assolutamente no, perché adesso l'affidamento della stampa a Poste finisce al vaglio dell'Autorità Anticorruzione e potrebbe essere oggetto di un ricorso al Tar del Lazio. Il Codacons annuncia infatti la presentazione di un esposto all'Anac finalizzato ad ottenere chiarezza sull'affidamento annunciato dal vicepremier pentastellato. "Vogliamo capire l'iter seguito dal Governo per assegnare la stampa delle tessere a Poste Italiane, e quale procedimento sia stato seguito per individuare la ditta cui affidare tale compito. - spiega il presidente Carlo Rienzi in una nota - L'Anac dovrà quindi verificare il processo seguito dall'esecutivo e che ha portato alla scelta di Poste Italiane, se sia stata indetta una gara o altra procedura a norma di legge". In caso di irregolarità o di mancato rispetto della normativa vigente, sarà inevitabile un ricorso del Codacons al Tar del Lazio per impugnare i relativi provvedimenti dell'esecutivo - conclude l'associazione.