di Giuseppe Turani

Per ora quello che si sa sul nostro immediato futuro è che quest’anno il Pil italiano dovrebbe scendere del 10-12%. In sostanza, ci saranno 150-200 miliardi di euro da spartire. Ma, si dice, l’anno prossimo si va in ripresa e si recupera. Mica vero. Anche i più ottimisti vedono una ripresa che è metà rispetto al crollo di quest’anno. C’è chi ha poi fatto previsioni più audaci ed è arrivato alla conclusione che serviranno cinque anni per tornare a avere lo stesso Pil del 2019. Cinque anni, cioè, di sofferenza e di un’economia che gira a ritmo ridotto e che certo non potrà dare un lavoro e uno stipendio a tutti quelli che ne hanno bisogno. E fra cinque anni, invece di essere un po’ più ricchi, saremo esattamente dove eravamo nel 2019, prima che il Covid irrompesse nelle nostre vite. Ma in realtà anche queste previsioni non sono molto attendibili. Scontano il fatto che entro fine anno il virus muoia o se ne vada. O si sia trovato il vaccino adatto. Se non sarà così, le nostre sofferenze potrebbero allungarsi. Si può fare qualcosa? Certamente. Ma ci vuole molta decisione e un paese compatto.

Il modello da seguire è quello di Roosevelt dopo la crisi del 1929: una marea di gente a costruire argini, ponti, gallerie. Tutti pagati il minimo essenziale. Nonostante una politica non conciliante, non tenera, Roosevelt è stato poi rieletto quattro volte di fila per aver rimesso in sesto l’America da una crisi durante la quale la gente dormiva sui vagoni dei treni o addirittura per strada. Noi abbiamo qualcosa del genere? Assolutamente no. La politica italiana, e la società, sembrano un campo di Agramante o un vespaio impazzito. Difficile mettere d’accordo cinque persone. La deriva populista, inoltre, ha gettato discredito sui tecnici. La Banca d’Italia, un tecno-pensatoio che tutti ci invidiano, non viene nemmeno più consultata. Si preferiscono i consigli di qualche ex magazziniere diventato ministro o di qualche ex-comico improvvisatosi statista. La nostra sfortuna collettiva, in sostanza, era cominciata prima dell’arrivo del Covid.