Riciclo pastica
Riciclo pastica

L’Italia ha fatto molto sul fronte dei rifiuti ma molto deve ancora fare per uniformarsi alle migliori pratiche e per utilizzare al meglio i materiali di recupero dando linfa a un settore nel quale è già campione europeo: l’economia circolare. Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, analizza la situazione.

Dottor Bratti, quanto recuperiamo in Italia? Quanto lontani siamo dai target europei?

"La risposta non può non essere diversificata per frazione merceologica. Per i rifiuti urbani il nostro ultimo rapporto parla del 61,3%, in costante salita, con un raddoppio dal 2008 al 2019 e non troppo lontano dal target europeo al 2035, che è del 65%. Per gli obiettivi UE al 2025 siamo al di sopra per tutto tranne che per la plastica, dove scontiamo un ritardo. L’Italia è in realtà un Paese sostanzialmente virtuoso. Se si guarda un indicatore dell’ISTAT che si riferisce al tasso di riuso circolare dei materiali si vede che a fronte di una media dell’UE a 27 di 11.2% noi siamo al 18%".

Quanto sono marcate le differenze regionali?

"Sono notevoli. Nel 2019 superano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato al 2012 dalla normativa, ben 8 regioni: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%). Tra le regioni più virtuose e quelle con le performance minori, regioni del Sud, ci sono 15-20 punti di differenza. Permane il gap storico, sul quale bisognerà lavorare".

Come vanno le singole filiere del recupero?

"Nel 2019 per l’acciaio l’obiettivo europeo al 2025 era al 70% e noi siamo all’82,2%. Per l’allumino l’obiettivo europeo era al 50% e noi siamo al 70%. per la carta l’obiettivo era al 75% siamo all’80,8%, per il legno l’obiettivo era al 25% e noi siamo al 63,1%, per il vetro l’obiettivo era al 70% e siamo al 77.3%. La plastica è il solo settore dove l’Italia è sotto l’obiettivo al 2025, siamo attorno al 30%. C’è molto da fare anche per i rifiuti elettronici, i RAEE, dove intercettiamo ancora molto poco, appena sotto il 50%, ma va detto che di quel che si raccoglie una ottima percentuale viene poi riciclata e recuperata".

È più efficace il porta a porta o i cassonetti tradizionali?

"Dipende. Non c’è un sistema migliore di un altro. Ci sono esempi virtuosi in entrambi i sistemi. Percerte conformazioni urbane il porta a porta è oggetivamente un problema, mentre per piccoli centri funziona benissimo. Treviso, che è la prima in Italia per percentuale di raccolta differenziata dato che viaggia attorno all’82%, usa il porta a porta. La città dove vivo io, che è Ferrara, ha percentuali appena uno 0,1% inferiori a Treviso e si usa invece il cassonetto intelligente, con tariffa puntuale e card elettronica. E quindi, dipende".

Uno dei problemi è la mancanza di impianti di trattamento, specialmente al centrosud.

"È in corso un piano nazionale che dovrà stabilire quali impianti servono. C’è sicuramente bisogno in impianti moderni del cosiddetto TMB, la selezione e trattamento dei rifiuti. Bisogna poi lavorare moltissimo sugli impianti di trattamento dell’organico, la frazione più importante dei rifiuti urbani. Servono sia impianti aerobici, che fanno compostaggio, e impianti anaerobici, che consentono di produrre metano. E poi ci vogliono impianti per il trattamento della plastica, che per raggiungere gli obiettivi UE dovrebbe comprendere, a fianco degli impianti di tipo meccanico, anche impianti che usano il ciclo molecolare o chimico, prevedendo cioè la possibilità di tornare alle molecole iniziali che poi possono essere usate per produrre altra plastica. E infine è essenziale lavorare sul cosiddetto eco design per ridurre gli imballaggi inutili: ci sono ampi margini di miglioramento".

E c’è anche il problema del riutilizzo dei materiali recuperati...

"È un tema molto importante. Bisogna fare in modo che ci sia un mercato per il materiale recuperato, altrimenti ci troveremo, come si è visto negli ultimi due anni, con i magazzini pieni di materiali inutilizzati. Bisogna stabilizzare il mercato delle materie prime seconde, riducendo i sussidi ambientalmente dannosi e incentivare i materiali raccolti in maniera differenziata. Il green procurement è un esempio. E bisognerebbe anche lavorare sulla circolarità dei distretti industriali. L’Italia è già oggi una superpotenza dell’economia circolare e può crescere ancora, creando tanti posti di lavoro sostenibili".