I regali e gli acquisti di Natale rischiano di essere vanificati dall’impennata dei prezzi, ma anche dalle difficoltà di approvvigionamento delle merci, per la scarsità di materie prime necessarie per produrli. E così, dopo le associazioni di consumatori, è la Confcommercio a lanciare il nuovo allarme: la fiammata inflattiva di dicembre può determinare una drastica riduzione dei consumi fino a 5,3 miliardi di euro, con ripercussioni sul fatturato delle imprese commerciali durante le festività e anche, come avvisa preoccupato il Presidente della confederazione, Carlo Sangalli, sulla crescita del...

I regali e gli acquisti di Natale rischiano di essere vanificati dall’impennata dei prezzi, ma anche dalle difficoltà di approvvigionamento delle merci, per la scarsità di materie prime necessarie per produrli. E così, dopo le associazioni di consumatori, è la Confcommercio a lanciare il nuovo allarme: la fiammata inflattiva di dicembre può determinare una drastica riduzione dei consumi fino a 5,3 miliardi di euro, con ripercussioni sul fatturato delle imprese commerciali durante le festività e anche, come avvisa preoccupato il Presidente della confederazione, Carlo Sangalli, sulla crescita del prossimo anno. E, d’altra parte, gli stessi mercati si muovono con apprensione rispetto alla corsa dei prezzi, sebbene la Banca centrale europea torni a rassicurare, ipotizzando una galoppata "temporanea", lontana dall’iper-inflazione degli anni Settanta e Ottanta. Certo è che da mesi i prezzi hanno ripreso a muoversi velocemente e il tasso è arrivato a ottobre a toccare il +2,9%. Ora si teme che anche negli ultimi mesi dell’anno la fiammata prosegua.

Nell’ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3% si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell’ipotesi - non tanto irrealistica - di un’inflazione al 4%, secondo la stima l’Ufficio studi Confcommercio. In entrambi i casi, spiega l’associazione, quasi i tre quarti della perdita deriverebbero da un’immediata riduzione del potere d’acquisto del reddito disponibile, il resto dall’erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida. Su questa riduzione dei consumi pesa, per di più, anche l’aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell’energia che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas.

Il risultato è che il prossimo Natale, nello specifico, potrebbe rivelarsi un Natale "in bianco" sul fronte di prezzi e tariffe, e potrebbe costare agli italiani, a parità di consumi rispetto al periodo pre-pandemia (2019), quasi 1,4 miliardi di euro in più: a puntualizzarlo è uno studio del Codacons, per il quale gli aumenti dei prezzi nel settore dell’energia, dei carburanti e delle materie prime potrebbero ripercuotersi sulle spese delle famiglie legate alle prossime festività in quattro principali macro-aree (alimentari, regali, ristorazione e viaggi). Secondo i consumatori, solo per il tradizionale cenone e pranzo di Natale le famiglie si ritroverebbero a spendere circa 100 milioni di euro in più rispetto al 2019 (+4%) con una spesa di 922 milioni per pesci carni e salumi (+2,5%), 436 per vino e bevande (+1,5%), 493 per ortaggi, frutta fresca e secca (+2,7%); 330 per pandori, panettoni e dolci lievitati (+10); 220 per pasta e pane (+10%).

La spesa per regali di Natale (e addobbi) potrebbe subire incrementi medi del 5% per l’effetto combinato dei maggiori costi di trasporto e della crisi delle materie prime che ha determinato sensibili rincari per la componentistica (si pensi a elettronica e hi-tech). E potrebbe aggirarsi intorno ai 7,9 miliardi di euro rispetto ai 7,5 miliardi del 2019.