Roma, 3 luglio 2014 - "VOGLIAMO che l’Italia diventi il Paese delle opportunità". Una missione ardua quella del governo Renzi e, in particolare, del ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti. Perché è proprio il lavoro la piaga che affligge il nostro Paese inchiodandolo all’impietosa cifra di 3,22 milioni di disoccupati.

Ministro Poletti, a quando la luce in fondo al tunnel?
"La situazione è difficilissima, drammatica per l’occupazione giovanile e quella delle donne. Ma nessuno ha sottolineato che a maggio i posti di lavoro sono stati 52mila in più. Il numero complessivo dei disoccupati è aumentato anche perché si sono messi a cercare lavoro molti scoraggiati che avevano smesso di cercarlo. I dati segnalano una nuova fiducia, è già un’inversione di tendenza".

Il governo a giorni porterà alla firma europea il piano Garanzia giovani. I primi dati però evidenziano una disparità tra il numero di richieste e l’offerta da parte delle aziende...
"Il programma è partito molto bene. Sono già 108.000 i giovani registrati, quasi duemila al giorno, e questo evidenzia una positiva attivazione di responsabilità. Siamo soddisfatti anche per quanto riguarda la risposta delle aziende: 2.742 proposte e più di 4mila posti messi a disposizione. Senza dimenticare le attività portate avanti dalle Regioni. Ma Garanzia giovani mette a disposizione tutto un ventaglio di opportunità, dagli stage ai contratti, che riguarda non solo le imprese. Ad esempio, entro settembre sarà attivo un bando per il servizio civile. Il piano non interviene direttamente sull’occupazione ma migliora le opportunità".

Per quanto riguarda i tempi, siete a regime? Manca ancora la convenzione con l’Inps.
"Siamo in fase conclusiva, la convenzione sarà attivata a giorni. Tutte le altre procedure sono state messe in campo".

L’altro giorno ha suggerito ai giovani di trovarsi un lavoretto estivo. Ci sono troppi bamboccioni secondo lei?
"Fannulloni? Assolutamente no. È un momento difficile per i giovani, quando ero ragazzo ho avuto opportunità che loro oggi non hanno. Io ho potuto provarci, magari sbagliando, ma provarci. Per questo dico che il lavoro, anche manuale, è un’opportunità di formazione e crescita per i giovani, anche mentre studiano. L’Italia deve diventare il Paese delle opportunità. Mettere tutti in condizione di provarci è l’obiettivo del Governo".

A proposito di opportunità, in parlamento è in discussione il Jobs act. E puntuale torna la polemica sull’Articolo 18. Il ministro Guidi pensa sia superato. E secondo lei? 
"Il tema dell’Articolo 18 sta dentro la ridefinizione delle regole e dei contesti del mercato del lavoro. Non va isolato".

Quindi, come disse il premier, non è un totem...
"Non è un totem come non lo è nessun’altra norma fatta dagli uomini, e che dagli uomini può essere modificata. La Legge Fornero già ha portato delle modifiche all’Articolo 18 e, per questo, prima di qualsiasi discussione va fatta un’analisi per valutarne gli effetti".

Diversi economisti sostengono che per incentivare una flessibilità sana bisognerebbe rendere i contratti a termine più onerosi per le aziende. Può essere una via?
"Il mio pensiero è rovesciato. Io vado nella direzione di abbassare il costo del contratto a tempo indeterminato nella fase di avvio".

É il senso della ‘proposta Ichino’ di rendere meno stringente l’Articolo 18 nei primi anni di assunzione...
"È un’operazione naturale nel discorso del contratto unico a tutele crescenti contenuto nella Legge Delega sul lavoro. Che peraltro contiene molti aspetti, dalla riforma degli ammortizzatori sociali al passaggio a politiche attive".

Da oggi (ieri, ndr) inizia il semestre italiano di presidenza europea. Quali sono le priorità alle quali destinare le ipotetiche risorse liberate da una maggiore flessibilità?
"Infrastrutture: sia locali, con una revisione del patto di stabilità interno, sia grandi opere infrastrutturali. Scuola e formazione: bisogna migliorare gli strumenti conoscitivi dei nostri giovani. Impresa: fisco più leggero, promuovere investimenti e innovazioni".

Riforme e rilancio sono legati alla crescita del Pil che stenta a ripartire. Il governo stima ottimisticamente un +0,8% per il 2014. Meno positivi Ue e Confindustria. State pensando a un piano B? 
"Al momento il premier e il ministro Padoan hanno ribadito che non prevederemo manovre correttive. Nel semestre europeo si lavorerà per la crescita. Siamo concentrati sull’obiettivo di far ripartire il Paese, che non è più in caduta ma resta fermo"..

di ALESSIA GOZZI