Washington, 9 ottobre 2018 - Doccia gelata da parte di Fmi e Bankitalia sul governo. Il Fondo Monetario Internazionale taglia la stime del Pil dell'Italia e lancia un monito: "E' imperativo che le politiche fiscali preservino la fiducia del mercati". Lo dice il capo economista, Maurice Obstfeld, incalzato durante la presentazione del World Economic Outlook (Weo). Ovvero: la riforma Fornero e quella del mercato del lavoro non vanno toccate. Sulle pensioni Bankitalia si allinea al Fmi, mentre sulla manovra spiega che le "misure cardine", ovvero reddito di cittadinanza e quota 100, produrranno effetti "modesti e graduali".  Ma il governo non arretra: "Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare", dice il vicepremier Matteo Salvini. Mentre il ministro Tria, pur sottolineando che la manovra "non è da irresponsabil", si dice d'accordo con Fico sull'abbassare i toni nei confronti della Ue. 

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FMI - "Abbiamo visto lo spread aumentare e questo ha contribuito al downgrade", ha spiegato Obstfeld, riferendosi al taglio delle stime di crescita rispetto ad aprile. Secondo gli economisti di Washington, il Pil italiano salirà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019, dopo il +1,5% del 2017. Le previsioni risultano invariate rispetto all'aggiornamento di luglio ma se confrontate con il rapporto di aprile, emerge una sforbiciata di 0,3 punti percentuali per quest'anno e di 0,1 punti per il prossimo. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo", si legge nel documento. Il Fondo sottolinea come in Italia "le recenti difficoltà nella formazione di un governo e la possibilità di un'inversione di rotta sulle riforme o l'attuazione di politiche che danneggerebbero la sostenibilità del debito hanno innescato un forte allargamento degli spread".

L'Italia "è più a rischio" rispetto a potenziali "choc" ed è importante "che il governo operi nel quadro delle regole europee", ha rimarcato Obstfeld, dopo la prima bocciatura dell'Ue sui conti. Sulle pensioni e il lavoro, l'invito è a preservare la riforma Fornero e il Jobs Act. "In Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale", spiega l'economista.

Buone notizie, invece, sul fronte della disoccupazione attesa in calo dall'11,3% del 2017 al 10,8% di quest'anno in Italia, mentre per il 2019 la stima è al 10,5%. L'Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e degli Stati Uniti. Preoccupano l'alto livello dei debiti pubblici e i dazi commerciali. Per la zona euro il Fondo prevede per quest'anno un Pil in aumento del 2,0%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di luglio (-0,4 punti su aprile). Nel 2019 il Pil dell'Eurozona è stimato a +1,9%, invariato su luglio ma in calo dello 0,1% rispetto ad aprile. Per gli Stati Uniti la crescita è stimata al 2,9% nel 2018, invariata rispetto a luglio e aprile. Per il 2019 il Pil è atteso al +2,5% (-0,2 punti percentuali su luglio e aprile). Peggiorano infine le prospettiva sul tasso di sviluppo globale che potrebbe "aver toccato il picco", ha osservato Obstfeld, esortando a costruire "cuscinetti di bilancio" in questa fase ancora espansiva perché nel caso di una crisi, con i tassi d'interesse già bassi, lo spazio di manovra sarebbe limitato.

CONTE, DI MAIO E SALVINI - Riguardo alle previsioni del Pil, il premier Conte confida che "la crescita sarà sicuramente superiore" alle stime del Fmi. "Siamo ben determinati - ha aggiunto il presidente del Consiglio - abbiamo ben meditato questa manovra, questa linea di azione. Dobbiamo consentire alla nostra economia di poter esprimere le sue potenzialità e dobbiamo ovviamente pensare anche allo sviluppo sociale del paese. Lo facciamo con la massima ragionevolezza". Le previsioni "dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota di aggiornamento del Def". Anche il vicepremier Di Maio sposa la linea di Conte: "Il tasso di crescita dell'Italia sarà più alto delle stime". Mentre Salvini assicura che non ci saranno passi indietro sulle pensioni. "Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare - dice -. Andiamo avanti tranquilli, l'economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un'opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro".

TRIA  - Presentando la manovra in audizione alle Camere sulla Nota al Def, il ministro dell'Economia Tria afferma che "coraggioso non vuol dire impavido o irresponsabile. La stabilità finanziaria non può essere raggiunta senza stabilità sociale" e sulla Ue sposa la linea del presidente della Camera Fico invitando ad "abbassare i toni" in vista del confronto con la Commissione europea.

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BANKITALIA - In audizione anche Bankitalia che, come l'Fmi, sottolinea che è fondamentale "non tornare indietro" sulle riforme pensionistiche. Il vicedirettore Luigi Federico Signorini spiega come gli interventi degli ultimi 20 anni "hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità sia l'equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano". Tesi sostenute anche nella nota del Def, chiarisce Signorini. E ancora: non ci sarebbe un nesso - secondo via Nazionale - tra le prospettive occupazionali dei giovani e l'aumento del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani.

Palazzo Koch rivede, a sua volta, le stime del Pil al ribasso, "leggermente" sotto all'1%.  Le misure cardine della manovra, ovvero reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, produrranno effetti "modesti e graduali". sottolinea ancora Signorini. "L'aumento dei trasferimenti correnti, quali quelli connessi con la spesa sociale - spiega - così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto". Per quanto riguarda le coperture della manovra, Palazzo Koch spiega che bisognerà "evitare che a misure espansive permanenti facciano fronte anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione". 

A fine giornata arriva anche il parere negativo dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che non valida le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nel quadro programmatico della Nota al Def, giudicando che "i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (3,1%), variabile quest'ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica". Lo ha sottolineato il presidente, Giuseppe Pisauro, anche lui in audizione alle Commissioni Bilancio.